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	<title>TheWineBlog.net &#187; Vino</title>
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	<description>An international group blog about wine, with Martin Field, Mike Tommasi and friends</description>
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		<title>La Compagnia del Rossese</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jul 2009 21:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Risso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degustazioni di vino]]></category>
		<category><![CDATA[Vino @it]]></category>

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		<description><![CDATA[Prologo
Qui si parla di Rossese. Si parla di un vino poco conosciuto ma grande. Si parla del più importante vino rosso ligure ottenuto dall&#8217;omonimo vitigno, praticamente assente fuori dai confini delle provincie di Imperia e (in minima parte) di Savona, ma che raggiunge i suoi vertici qualitativi in un fazzoletto di terrazze quasi verticali nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div class="wp-caption aligncenter" style="width: 440px"><img alt="Vigneto Luvaira" src="/twbimages/CIMG0931.JPG" style="width:430px; height:300px;" class="size-full" /><p class="wp-caption-text">Vigneto Luvaira</p></div><br />
<strong>Prologo</strong><br />
Qui si parla di Rossese. Si parla di un vino poco conosciuto ma grande. Si parla del più importante vino rosso ligure ottenuto dall&#8217;omonimo vitigno, praticamente assente fuori dai confini delle provincie di Imperia e (in minima parte) di Savona, ma che raggiunge i suoi vertici qualitativi in un fazzoletto di terrazze quasi verticali nei comuni di <strong>Dolceacqua, San Biagio della Cima, Soldano e Camporosso.</strong></p>
<p><span id="more-784"></span><br />
<img alt="Nuovo impianto a Ka Manciné" src="/twbimages/CIMG0940.JPG" width="430" height="300" /><br />
<strong>Nuovo impianto a Ka Manciné</strong><br />
Qui si parla di un vino prodotto da sempre per Cru, secondo un modello borgognone per cui i vigneti più famosi di Luvaira, Arcagna, Morghe, Pini, Posau sono divisi tra più produttori, che rivaleggiano nel tirare fuori al meglio il “genius loci”. Si parla di un vino che nonostante la sua esuberanza alcolica figlia del mare in cui affonda le radici, si eleva rapidamente nell&#8217;aria fine delle Alpi traendone grazia, freschezza ed eleganza. Si tratta di un vino che per fortuna o per caso è rimasto quasi immune dalle contaminazioni oscure di vitigni a lui talmente alieni da rendere immediatamente palese l&#8217;artefatto. Sui tratta di un vino che per la stessa ragione ha subito meno di altri l&#8217;aggressione ellagica di legni aromatici. Si tratta di un vino che ha visto nascere una generazione di vignaioloi giovani, competenti e soprattutto coesi, che stanno davvero facendo “squadra” per far conoscere i risultati delle loro fatiche oltre gli stretti confini della Riviera di Ponente.<br />
<img alt="Grappolo di Rossese" src="/twbimages/CIMG0935.JPG" width="300" height="430" /><br />
<strong>Grappolo di Rossese</strong><br />
<strong>Svolgimento</strong><br />
Camminare insieme a questi vignaioli tra le terrazze verticali della Val Nervia e Verbone è una esperienza che spiega bene quali differenze ci siano tra un vino prodotto da filari lavorabili con il trattore e con rese elevate, e un vino i cui grappoli sono controllati uno a uno dal contadino che faticosamente esegue ogni operazione di cura della vigna manualmente. E&#8217; faticoso già il solo camminare e guardare sotto il sole, e ci si immagina quanto possa esserlo tagliare l&#8217;erba, legare i tralci, potare ad alberello, zappare o fare un trattamento con il verderame. E&#8217; faticoso, ma la vista del mare quasi sotto i piedi e dei contrafforti delle Alpi Marittime sopra la testa  penso che appaghi almeno un po&#8217; chi in quei posti vive e lavora.<br />
<strong>Conclusione</strong><br />
Sabato 25 luglio <a href="http://www.vinoglocal.it/post/758/rossese-style-questi-i-protagonisti-della-degustazione-sul-vino-rossese-di-bajardo#more-758"><strong>Rossese Style</strong></a> organizzato da <a href="http://www.vinoglocal.it"><strong>Vino Glocal</strong></a> ha portato nel paese di alta montagna in riva al mare di  <a href="http://www.comuni-italiani.it/008/007/clima.html"><strong>Bajardo</strong></a>  (una specie di Porto Cervino) i migliori produttori di Rossese, in una degustazione cieca delle annate 2008, 2007 e 2006. Alla degustazione hanno partecipato giornalisti, blogger, sommelier italiani e francesi e naturalmente loro, i produttori, veri protagonisti della serata conclusa nella  magica atmosfera del tramonto sul sagrato della vecchia chiesa di <strong>Bajardo</strong> crollata nel terremoto del 1887.<br />
<img alt="Degustazione in corso" src="/twbimages/CIMG0947.JPG" width="430" height="300" /><br />
<strong>Degustazione in corso</strong><br />
<img alt="Cena sul sagrato della vecchia chiesa di Bajardo" src="/twbimages/CIMG0950.JPG" width="430" height="300" /><br />
<strong>Cena sul sagrato della vecchia chiesa di Bajardo. Monte Pietravecchia sullo sfondo</strong><br />
Le impressioni dei 31 vini degustati in rapida successione è stata globalmente più che positiva, con punte di eccellenza assoluta nelle bottiglie di <a href="http://www.terrebianche.com/"><strong>Terre Bianche</strong></a>, <a href="http://www.tenutaanfosso.it/"><strong>Tenuta Anfosso</strong></a> e <strong>Maccario Dringemberg</strong>, con qualche cedimento qua e là dovuto probabilmente a bottiglie sfortunate. Quello che segue è un elenco delle mie impressioni a caldo, senza rielaborazione, note veloci scritte al volo tra un bicchiere e l&#8217;altro, quindi discutibili e incomplete, stimolo solo per una discussione e un doveroso approfondimento.<br />
<strong><br />
Annata 2008</strong><br />
#1 Vegetale, speziato, acidità marcata, leggermente allappante, non lungo poco equilibrato<br />
#2 Naso non pulito, sentori vegetali leggermente chimici, acidità marcata, chiusura amarognola<br />
#3 Frutti di bosco, speziato, buon equilibrio complessivo<br />
#4 Naso eccessivamente vegetale con sentori chimici poco gradevoli<br />
#5 Profumi speziati, fruttati, bocca composta, equilibrata, minerale, complesso<br />
#6 Non presente<br />
#7 Speziato, zenzero, incenso, cannella, frutti scuri, iodato. Molto persistente<br />
#8 Lievemente vegetale e speziato, sentori resinosi e di erbe aromatiche, fresco, equilibrato<br />
#9 Bottiglia problematica, naso pungente<br />
#10 Sfumature vegetali, note di “cappero” e frutti rossi. Bocca composta. Equilibrato<br />
#11 Tabacco biondo dolce, note di sandalo e timo. Frutti di bosco. Tannini fitti.<br />
#1 Cantina del Rossese, F.lli Gajaudo<br />
#2 Foresti snc di Foresti Marco<br />
#3 Az. Vitivinicola Caldi Luigi<br />
#4 Az. Agr. Lupi Massimo<br />
#5 Az. Agr. Maccario Adriano (biologico)<br />
#6 Non presente<br />
#7 Az. Agr. Tenuta Anfosso<br />
#8 Az. Agr. Ka Manciné &#8211; Galeae<br />
#9 Az. Agr. Maccario Dringemberg<br />
#10 Az. Vitivinicola Poggio dell’Elmo<br />
#11 Az. Agr. Turistica terre Bianche<br />
<strong>Annata 2007</strong><br />
#1 Colore tenue, naso pulito di frutti rossi poco persistenti, un po’ magro<br />
#2 Fresco, minerale, frutti rossi in evidenza, equilibrato, “nebbioloso”<br />
#3 Bottiglia problematica al naso, poco pulito<br />
#4 Speziato, legno di sandalo, frutti rossi, bocca ferma, alcol leggermente pungente<br />
#5 Bottiglia ossidata<br />
#6 Naso vegetale con sentori fenolici<br />
#7 Frutti rossi in evidenza, minerale, lievemente speziato, tipico<br />
#8 Bottiglia ossidata<br />
#9 Note affumicate su frutti scuri, lievemente vegetale, non molto incisivo<br />
#10 Leggermente etereo, profumi dolci, zucchero a velo, anguria matura, ottima persistenza<br />
#11 Bottiglia ossidata<br />
#12 Eccessive note di vaniglia e tostatura da botte<br />
#13 Super fruttato, more, mirtilli, succo di pesca, sorso appagante<br />
#14 Note eccessive di vaniglia e olio di cocco.<br />
#1 Cantina del Rossese, F.lli Gajaudo.<br />
#2 Az. Agr. Pisano Danila – Vigneto Savoia (biologico)<br />
#3 Riviera dei Fiori S.c.a.r.l. &#8211; Maixei<br />
#4 Foresti snc di Foresti Marco<br />
#5 Az. Agrit. “A Trincea”<br />
#6 Az. Agr. Ramoino – Vigneto Serro dei Becchi<br />
#7 Az. Vit. Tenuta Anfosso – Vigneto Luvaira<br />
#8 Az. Vitivinicola Caldi Luigi<br />
#9 Az. Agr. Ka Manciné &#8211; Galeae<br />
#10 Az. Agr. Maccario Dringemberg – Vigneto Luvaira<br />
#11 Az. Agr. Mario Antonio Zino<br />
#12 Az. Vitivinicola Poggio dell’Elmo – Vigneto dei Pini<br />
#13 Az. Agr. Turistica terre Bianche – Bricco Arcagna<br />
#14 S.S. Agr. Terra dei Doria, Vignaioli in Soldano<br />
<strong>Annata 2006</strong><br />
#1 Colore tendente al granata, frutta sotto spirito, sentori di anguria e rabarbaro, persistente<br />
#2 Fruttato vivo e aromatico, sentori di cuoio e tabacco, fresco e persistente<br />
#3 Bottiglia difettosa<br />
#4 Sentori fini di cipria e frutti rossi,molto equilibrato, fine e persistente<br />
#5 Inizialmente etereo, evolve verso frutta sotto spirito e rabarbaro, pieno, persistente<br />
#6 Sentori spiazzanti di burro bruciato, latte condensato e spezie<br />
#7 Alcol in evidenza, leggermente etereo, tabacco e spezie in successione<br />
#1 Cantina del Rossese, F.lli Gajaudo – Vigneto Arcagna<br />
#2 Az. Agr. Turistica terre Bianche – Bricco Arcagna<br />
#3 Az. Agr. Pisano Danila – Vigneto Savoia (biologico)<br />
#4 Az. Vit. Tenuta Anfosso – Vigneto Poggio Pini<br />
#5 Foresti snc di Foresti Marco – Vigneto Luvaira<br />
#6 S.S. Agr. Terra dei Doria, Vignaioli in Soldano<br />
#7 Az. Agr. Tenuta Giuncheo – Vigneto Pian del Vescovo<br />
<a href="http://www.vinix.it/myPhoto_albumDetail.php?ID=2014"><strong>Qui</strong></a>, <a href="http://www.flickr.com/photos/vinofamily/sets/72157621746622237/"><strong>qui</strong></a>, <a href="http://www.flickr.com/photos/vinofamily/sets/72157621746650701/"><strong>qui</strong></a> e <a href="http://www.flickr.com/photos/vinofamily/sets/72157621740781909/"><strong>qui</strong></a> alcune foto della giornata.<br />
<a href="http://www.gamberorosso.it/grforum/viewtopic.php?f=13&#038;t=69970&#038;sid=92e580eb7cc203da27db1c179b3832f1"><strong>Qui</strong></a>, <a href="http://www.vinoglocal.it/post/760/rossese-style-le-mie-prime-impressioni-dopo-la-degustazione-alla-cieca"><strong>qui</strong></a> e <a href="http://www.intravino.com/assaggi/rossese-style-laria-rarefatta-delle-alte-vette/"><strong>qui</strong></a> altre discussioni sullo stesso evento.<br />
<a href="http://www.sommelier.it/archivio.asp?ID_Categoria=8&#038;ID_Articolo=1644"><strong>Qui</strong></a> un bell&#8217;articolo di <a href="http://vinoalvino.org/"><strong>Franco Ziliani</strong></a>.<br />
&#8230;e qui in bel video sulle conclusioni della serata<br />
<object width="560" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/i0wp_2gtjI8&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/i0wp_2gtjI8&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="340"></embed></object><br />
Luk</p>
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		<title>Off topic: il Martini cocktail</title>
		<link>http://www.thewineblog.it/2009-07-off-topic-il-martini-cocktail/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 10:12:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Risso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vino e Cibo]]></category>
		<category><![CDATA[Vino @it]]></category>

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Si dice che non ci sia miglior tranquillante di un Martini, che uno non sia abbastanza e tre siano troppi, che sia una filosofia di vita, un punto d&#8217;arrivo. Effettivamente pochi cocktail godono di una storia così lunga e gloriosa, ricca di fan appassionati e famosi nella realtà come nella finzione cinematografica. La forza del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/OtkSsCQtc9E&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/OtkSsCQtc9E&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object><br />
Si dice che non ci sia miglior tranquillante di un Martini, che uno non sia abbastanza e tre siano troppi, che sia una filosofia di vita, un punto d&#8217;arrivo. Effettivamente pochi cocktail godono di una storia così lunga e gloriosa, ricca di fan appassionati e famosi nella realtà come nella finzione cinematografica. La forza del Martini sta tutta nella sua purezza e semplicità: pochissimi ingredienti che però opportunamente scelti e declinati generano decine di varianti e alimentano ogni giorno il mito di questa ricetta.<br />
Intanto Il Martini non c&#8217;entra nulla con il Martini &#038; Rossi vermouth, ma pare prenda il nome da un tal Martini originario Arma di Taggia barista a New York nel 1910, oppure da un tal Martinez di New Orleans o ancora forse da una cittadina californiana. Il Martini vermouth in ogni caso nacque molti anni dopo.</p>
<p><span id="more-783"></span><br />
Probabilmente la ricetta originale del 1862 appariva sotto il nome di &#8220;gin cocktail&#8221; e prevedeva 2 once e 1/2 di  gin, 1 oncia e 1/2 di vermouth dolce, 1/2 cucchiaino di liquore al maraschino, 2 gocce di orange bitter, shackerato e servito con una ciliegia al maraschino. Fu poi Martinez nel 1887 a sostituire il vermouth dolce con il dry francese <a href="http://www.noillyprat.com/lda.aspx?ReturnUrl=/default.aspx"><strong>Noilly Prat</strong></a>. E&#8217; possibile che poi il nostro Martini abbia codificato la ricetta con solo gin e vermouth dry. L&#8217;evoluzione del cocktail verso le forme più  pure e cristalline hanno fatto nel seguito preferire il più secco Vermouth bianco dry di Martini &#038; Rossi.<br />
La ricetta dell&#8217;<a href="http://iba-world.net/english/index.php"><strong>Internationa Bartender Association</strong></a> è precisa:<br />
<strong>Ingredienti:</strong><br />
Vermouth dry 1/5<br />
Gin 4/5<br />
Ghiaccio<br />
Oliva verde o buccia di limone<br />
Si riempe di ghiaccio sia il mixing glass che il classico bicchiere da Martini. Il ghiaccio deve essere a cubetti di pezzatura media, molto freddo e asciutto, scoppiettante, ma soprattutto fatto con  acqua oligominerale pura e insapore; per capirsi possibilmente non del lavandino. Si scola con il filtro l&#8217;acqua in eccesso nel bicchiere e si aggiungono vermouth e gin. Sul vermouth abbiamo già detto. Anche il gin però deve essere di ottima qualità. Più buono è il gin e più buono è il cocktail, semplice no? Tanqueray, Tanqueray n°10 e Bombay Sapphire possono andare bene, ma non c&#8217;è limite al  <a href="http://www.trovaprezzi.it/prezzo_grappe-liquori-aperitivi_gin.aspx"><strong>meglio</strong></a>.<br />
Il Martini va mescolato con l&#8217;apposito stirrer, mai shakerato, altrimenti si intorbida e la trasparente purezza va a farsi friggere. Bisogna mescolare per circa una decina di secondi, poi si butta via il ghiaccio del bicchiere da Martini e si riempe con il cocktail filtrato dal mixing glass.  Un punto va sottolineato. Oliva o buccia di limone? O l&#8217;una o l&#8217;altra, mai assieme! Per quanto riguarda l&#8217;oliva, non c&#8217;è niente di più triste di una Saclà sbattuta nel vostro bicchiere con il suo carico di salamoia unta che lascia sulla cristallina superficie del cocktail delle orrende chiazze oleose. Le olive dovrebbero essere preventivamente macerate a lungo nel vermouth o nel gin proprio per eliminarne l&#8217;intrinseca oleosità. Siccome è difficile trovare nei locali comuni questo genere di oliva, meglio optare per la scorza di limone. Attenzione però. La scorza deve essere pelata superficialmente senza asportare la parte bianca e amara, e deve provenire ovviamente da frutti non trattati con anticrittogamici. La sua presentazione coreografica a forma di sottile stringa annodata aiuta la fuoriuscita degli oli essenziali. Alternativamente si può spremere leggermente la buccia sulla superficie e poi lasciarla cadere elegantemente nel cocktail.<br />
La ricetta classica ammette molte varianti, di cui due famosissime.<br />
<strong>Hamingway o Montgomery</strong><br />
Molto apprezzata dal famoso scrittore, prevede un rapporto gin/vermouth di 15/1 come il rapporto di forze con il nemico ritenuto ideale dal generale Montgomery per vincere una battaglia. In pratica si versa il vermouth nel mixing glass, si mescola, si filtra buttando il vermouth e si aggiunge il gin al ghiaccio così aromatizzato. E&#8217; le versione più pura e affascinante se il gin è buono.<br />
<strong>Vodka Martini</strong><br />
E la versione del cocktail dove la vodka sostituisce il gin. Nella vulgata cinematografica è il cocktail amato da James Bond, anche se per la precisione la descrizione esatta della ricetta fatta nel 1953 da  Ian Fleming in “Casino Royale” è «tre parti di gin, una di vodka e mezza di <a href="http://www.lillet.fr/lillet.jsp?d=h&#038;&#038;lang=fr"><strong>Lillet Blanc</strong></a>, shakerare sul ghiaccio e aggiungere una scorza di limone». Il nome di questa versione è <strong>Vesper Martini</strong>. La torbidità apportata dallo shaker al cocktail naturalmente calza a pennello con la torbida personalità dell&#8217;agente segreto!<br />
Siti per approfondire<br />
http://www.barcelonacafe.it/french-Martini.php<br />
http://web.tiscalinet.it/dryMartini/<br />
Luk</p>
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		<title>Là nella Valle&#8230;</title>
		<link>http://www.thewineblog.it/2009-07-la-nella-valle/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 11:57:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Risso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vino e Cibo]]></category>
		<category><![CDATA[Vino @it]]></category>

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Se perfino big del giornalismo enogastronomico incominciano a parlare della Val di Vara come ha fatto  Luigi Cremona nel suo blog, vuol dire che questo verde spicchio di Liguria qualche interesse lo merita davvero. Per chi avesse voglia di trascorrere un week end al fresco, approfondendo le proprie conoscenze sui vini, formaggi, salumi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/CTW03LM_jAI&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/CTW03LM_jAI&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object><br />
Se perfino big del giornalismo enogastronomico incominciano a parlare della Val di Vara come ha fatto  <a href="http://www.porzionicremona.it/2009/07/02/val-di-vara/"><strong>Luigi Cremona</strong></a> nel suo blog, vuol dire che questo verde spicchio di Liguria qualche interesse lo merita davvero. Per chi avesse voglia di trascorrere un week end al fresco, approfondendo le proprie conoscenze sui <a href="http://www.azienda-cornice.it/"><strong>vini</strong></a>, <a href="http://www.coopcasearia.it/"><strong><strong>formaggi, salumi</strong></strong></a> e carni prodotti in valle segnalo due manifestazioni di sicuro interesse, una a <a href="http://www.comune.brugnato.sp.it/"><strong>Brugnato</strong></a> e l&#8217;altra a <a href="http://www.comune.sestagodano.sp.it/"><strong>Sesta Godano</strong></a>.</p>
<p><span id="more-782"></span><br />
In questi due paeselli il prossimo week end  sarà possibile familiarizzare con la gallina gigante nera d&#8217;Italia, il pisello nero di L&#8217;Ago, la salsiccia di Brugnato, il cavagnetto e il canestrello di Brugnato, la patata salamina e la patata di Pignone, il fagiolo rampicante basso e il fagiolo dell&#8217;aquila o fagiolo dall&#8217;occhio, la cipolla di Pignone e il fagiolo borlotto di Mangia.<br />
Ecco gli eventi:<br />
<strong>da Venerdì 3/7/2009 h 18.00 a Domenica 5/7/2009 h 24.00</strong><br />
<a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=95267003476"><strong>Cantine Aperte a Brugnato</strong></a><br />
Seconda kermesse enogastronomica con produttori locali e delle regioni limitrofe e musica negli angoli più suggestivi del paese. Un&#8217;occasione per degustare ottimi vini e squisiti prodotti alimentari della zona e non, un percorso tra il gusto e la riscoperta del terroir, il tutto nell&#8217;incantevole cornice del paesino medievale di Brugnato.<br />
L&#8217;associazione <a href="http://www.brigne.it/Default.aspx?sid=1a1f911f5bc54166a5e2a90738a234ee"><strong>Brigné</strong></a> (nome in dialetto di Brugnato) mette a disposizione i vecchi fondi commerciali ormai chiusi e le vecchie cantine ad alcuni produttori enogastronomici. Tutto ciò avviene nel centro storico dove, pagando una piccola cifra, si avrà a disposizione un bicchiere con relativo collare  e  i coupon per le degustazioni. Nelle diverse serate ci sarà anche ottima musica dal vivo.<br />
<strong>da Venerdì 3/7/2009 h 19.00 a Lunedì 6/7/2009 h 24.00</strong><br />
<a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=122736720309"><strong>Fiera dei Mezzi Agricoli e Dimostrazioni Agroforestali</strong></a><br />
Per tutte le serate e le giornate di Sabato e Domenica funzioneranno i banchi gastronomici.<br />
Luk</p>
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		<item>
		<title>Questo Manti ci è o ci fa?</title>
		<link>http://www.thewineblog.it/2009-06-questo-manti-ci-e-o-ci-fa/</link>
		<comments>http://www.thewineblog.it/2009-06-questo-manti-ci-e-o-ci-fa/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2009 20:43:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Risso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vino @it]]></category>

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		<description><![CDATA[
Oggi alla Vinix-unplugged-open-unconference, il buon Fiorenzo ha letto nel suo intervento questo simpatico editoriale comparso sul Mio Vino a cura di Gaetano Manti e che potete trovare anche qui

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Il grande Boniperti
Il mondo del vino italiano ha una caratteristica assolutamente unica che lo distingue da tutti gli altri paesi del mondo.
Non parlo della unicità dei tanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="miovino.jpg" src="/twbimages/miovino.jpg" width="219" height="300" /><br />
Oggi alla <a href="http://www.terroirvino.it/vinix-unplugged-open-unconference.htm"><strong>Vinix-unplugged-open-unconference</strong></a>, il buon <a href="http://vinotecaonline.blogspot.com/"><strong>Fiorenzo</strong></a> ha letto nel suo intervento questo simpatico editoriale comparso sul Mio Vino a cura di Gaetano Manti e che potete trovare anche <a href="http://www.ilmiovino.it/ilmiovino/index.asp?idart=qtqry"><strong>qui</strong></a></p>
<p><span id="more-781"></span><br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
<em><strong>Il grande Boniperti</strong></em><br />
Il mondo del vino italiano ha una caratteristica assolutamente unica che lo distingue da tutti gli altri paesi del mondo.<br />
Non parlo della unicità dei tanti territori capaci di esprimere una grande quantità di vini straordinari. Non parlo degli oltre centosettantamila produttori di vini DOC o DOCG.<br />
Parlo invece della nutrita schiera di giornalisti o scrivani di varia natura che si ritengono in grado non solo di esprimere giudizi su questo o quel vino ma anche e soprattutto di elargire consigli e opinioni su come le aziende dovrebbero affrontare i mercati mondiali o su come importanti consorzi italiani e stranieri dovrebbero impostare le politiche dei loro disciplinari.<br />
Insomma è come se i giornalisti che scrivono per le riviste di automobili non si limitassero a giudicare le autovetture in rapporto alle loro prestazioni e al loro prezzo ma dedicassero buona parte del loro tempo nel suggerire a Marchionne i modi migliori per affrontare le sfide della globalizzazione.<br />
Da qualche anno a questa parte il mondo della comunicazione è cambiato e Internet ha offerto a tutti un’opportunità unica di diffondere il proprio verbo. Dar vita a un blog e scriverci dentro è oggi impresa alla portata di tutti. La facilità con la quale ci si può rivolgere ad una platea teoricamente infinita ha fatto sì che proliferassero blog sul vino in ogni parte del mondo.<br />
Anche in Italia, usando lo strumento dei blog, enogiornalisti o presunti enologi dispensano il loro sapere e indicano con estrema decisione a consorzi e produttori la retta via verso il successo in tutti i mercati del mondo.<br />
Magari meravigliandosi se produttori e consorzi non li prendono nemmeno in considerazione.<br />
Gente che non ha mai prodotto, venduto e forse nemmeno mai pagato una bottiglia di vino pensa di poter dare consigli e indicazioni perentorie a persone che hanno passato una vita a fare e vendere grandi vini con molto successo in tutti i mercati del mondo.<br />
Io penso che ognuno sia libero di degustare un vino e far sapere alla gente se quel vino secondo lui merita di essere comprato oppure no.<br />
A patto che lo faccia in modo onesto ed eticamente ineccepibile.<br />
È quello che noi cerchiamo di fare tutti i giorni con il lavoro della nostra squadra.<br />
Lo facciamo seguendo da sempre il codice etico che il famoso critico americano Robert Parker ha stabilito per sé e per i suoi collaboratori: “è imperativo per un critico del vino pagare sempre per le proprie spese di viaggio e di soggiorno. Mai si possono accettare offerte di ospitalità sotto forma di biglietti aerei, stanze di albergo, e ristoranti gratis.”<br />
Viene da chiedersi chi paga le spese di viaggio e soggiorno per tutti i bloggers che girano l’Italia partecipando a degustazioni in ogni angolo della penisola e delle isole.<br />
Quando i nostri collaboratori girano l’Italia alla caccia di grandi vini sconosciuti lo fanno sempre a spese nostre e quando si fermano in un ristorante pagano sempre il conto come un qualsiasi cliente.<br />
Ma questo non basta. Guai al mondo se il parere dei nostri degustatori autorizzasse qualcuno di noi a uscire dalle righe dando consigli su come produrre il vino, come commercializzarlo o addirittura su come regolamentare la produzione di certi vini DOC.<br />
Meriteremmo anche noi, come se lo meritano certi blogger, il commento che il grande Boniperti fece subito dopo essere diventato dirigente: “qui tutti parlano ma nessuno di loro ha mai tirato un calcio d’angolo”.<br />
Gaetano Manti<br />
gmanti@ilmiocastello.it<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<br />
Ma il signor Manti sa di cosa parla? A chi si riferisce? Basta qualche furbetto a trasformare una schiera di appassionati che gira e compera vino a proprie spese (mica a carico del Mio Vino!) in una manica di prezzolati?<br />
Egregio Manti, circostanzi le sue accuse gratuite, chè di cacciatori di streghe striscianotizieschi ne abbiamo piene le scatole.<br />
Luk</p>
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		<title>Rosé in pericolo? Ma dai!</title>
		<link>http://www.thewineblog.it/2009-04-rose-in-pericolo-ma-dai/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 14:28:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Risso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vino @it]]></category>

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		<description><![CDATA[
Nelle ultime settimane abbiamo assistito &#8220;ad nauseam&#8221; alla reazione di molti produttori di vino a una proposta di regolamento Europeo, che si è diffusa in versione completamente distorta nella stampa tradizionale.

Tutto è cominciato da un comunicato stampa molto accurato, ma recentemente aggiornato a seguito della clamore generato dall’originale. Insomma, ci fu una reazione epidermica contro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="rose.jpg" src="/twbimages/rose.jpg" width="300" height="370" /><br />
Nelle ultime settimane abbiamo assistito &#8220;ad nauseam&#8221; alla reazione di molti produttori di vino a una proposta di regolamento Europeo, che si è diffusa in versione completamente distorta nella stampa tradizionale.</p>
<p><span id="more-488"></span><br />
Tutto è cominciato da un <a href="http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/09/476&#038;format=HTML&#038;aged=0&#038;language=EN&#038;guiLanguage=fr"><strong>comunicato stampa</strong></a> molto accurato, ma recentemente aggiornato a seguito della clamore generato dall’originale. Insomma, ci fu una reazione epidermica contro una riforma non ancora approvata e che riguarda solo i vini da tavola (senza indicazione di origine o geografica), che permetterebbe la produzione in Europa di vino da tavola rosato dalla miscelazione di vini da tavola bianco e rosso. Questa pratica è attualmente vietata dal regolamento <a href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:1999:179:0001:0084:IT:PDF"><strong>1493-1999 articolo 42</strong></a> , paragrafo 6, di cui ho riproduco il linguaggio un po’ Bruxellese: “Il taglio di un vino atto a diventare vino da tavola bianco o di un vino da tavola bianco con un vino atto a diventare vino da tavola rosso o con un vino da tavola rosso non può produrre vino da tavola”. Ma l&#8217;OIV (Organizzazione Internazionale della Vigna et del Vino) consente il taglio, per cui i produttori di vini da tavola extra-europei non hanno restrizioni e producono rosati miscelando bianco e rosso. La riforma è intesa quindi a mettere i produttori europei nella stessa posizione dei loro concorrenti, il che sembra perfettamente ragionevole, anche se uno può ben chiedersi se da Europei vogliamo (o possiamo) competere in questo mercato di vini esenti da terroir o di vini a basso prezzo.<br />
E per i vini con indicazione geografica, per le nostre DOC dunque? <u>Ebbene, la normativa europea non ha mai vietato il taglio per i vini rosati con indicazione geografica, e quindi per le DOC questa normativa non cambia nulla!</u> Sono le DOC che, per la maggioranza, applicano regole più severe di quelle europee, vietando il rosato da taglio, ma ci sono ovviamente eccezioni anche decisamente importanti. Nella zona della Champagne, dove fanno vino più di 15000 piccoli produttori, alcuni dei rosati più eleganti e prestigiosi sono fatti col taglio di chardonnay e pinot nero. Tanto per citare un grande vino, <a href="http://www.tarlant.com/fr/champagne-brut-rose.htm"><strong>lo Champagne Tarlant Prestige Rosé Vintage 1998</strong></a> viene definito dal produttore “rosato da taglio di vino bianco e vino rosso”.<br />
Visto che per i vini DOC o AOC <u>la riforma non cambia assolutamente nulla</u>, ci chiediamo se tutto questo fracasso fosse necessario. I rappresentanti dei produttori di Provenza lo hanno detto: con il taglio si possono fare solo vini cattivi; ma allora perché tanto chiasso per dei vini da tavola di serie B? Forse il timore che questi produttori di vini da tavola possano fare qualcosa di buono spendendo meno? Beh, non sarebbe poi difficile, visto il livello di qualità media dei rosati della Provenza, regione che non ha mai raggiunto l&#8217;immagine di qualità dei vini del Rodano o della Linguadoca. La produzione in Provenza è fortemente concentrata (>75%) su rosati di qualità mediocre, spesso arricchiti con acido tartarico per dare un po &#8216;di freschezza ad una materia prima priva di spina dorsale, e magari con l’aggiunta furtiva di un bel po’ di clairette o trebbiano locale; insomma, il vino-Cola che va giù bene col caldo di agosto e col frinire delle cicale, ma guai portarselo a casa dopo le vacanze, perchè la delusione è inevitabile. Il mercato è stracolmo di vinelli AOC Côtes de Provence a basso prezzo, alcuni addirittura al di sotto dei 3€. Prendiamo due vini scadenti, uno fatto col taglio e l’altro con il metodo tradizionale: il metodo non mi pare abbia una grande importanza&#8230; Anzi, proprio miscelando bianchi e rossi non sarebbe difficile fare un vino rosato da tavola forse migliore di tanti rosati tradizionali!<br />
Allora, perché i produttori di <a href="http://www.vinsdeprovence.com/"><strong>Vini della Provenza</strong></a> hanno fatto un tale rumore, fino a pubblicare sul proprio sito una <a href="http://www.coupernestpasrose.com/"><strong>petizione anti-taglio</strong></a>? La petizione inizia con un preambolo che ribadisce la versione distorta del contenuto della riforma: &#8220;La Commissione europea sta per abolire il divieto di taglio di vini rossi e bianchi per produrre un vino di colore rosa&#8221;, omettendo di chiarire che la riforma non concerner per niente i vini di Provenza, e proponendo ai consumatori una petizione: “Mi impegno a sostenere il rosato la cui qualità è il risultato di una vinificazione e sono contrario al rosato come miscela di vini”. Facendo quindi credere che un vino da taglio non può essere buono, o che il vino di Provenza sia in qualche modo messo in pericolo. Onestamente, quanti consumatori sapevano, prima di questa querelle, che il rosato di solito non viene fatto mischiando bianco e rosso, e in seguito agli eventi, quanti sanno ora che lo Champagne rosé in gran parte viene fatto proprio col taglio?<br />
La minaccia per il vino della Provenza non viene dalle normative europee, ma dalla sua incompetente amministrazione, incapace di informarsi e leggere i testi proposti, capace solo di alimentare polemiche inutili basate unicamente sulle semplificazioni giornalistiche di alcune testate locali! Questi farebbero bene invece a chiedersi perchè così tanti vini di qualità mediocre ottengono l’ambito marchio AOC; le petizioni servono solo a distrarre il consumatore dalla dura realtà.<br />
Comico anche l&#8217;atteggiamento del Ministro dell’Agricoltura francese, che dopo aver approvato la proposta di riforma firmandola il 27 gennaio (sì, sono i nostri ministri che firmano i regolamenti del consiglio europeo, non i fantomatici commissari di cui parla la stampa&#8230;), pochi giorni dopo ha lanciato invettive contro la proposte di regolamento di &#8220;Bruxelles&#8221;!<br />
Per quanto riguarda l’Italia, rimarchevole è il fatto che mentre adesso in nome della tipicità di un vino da tavola si levano alte le proteste e gli allarmi dei mentori della tradizione, pochissimi – e non con questa risonanza – alzarono la voce quando si impedì di usare le uve bianche per produrre un vino rosso famoso come il Chianti, né tantomeno quando in questa e tutte le altre denominazioni di origine italiane ad esclusione di Barolo e Brunello (e anche lì sappiamo come è andata a finire..) si autorizzò allegramente l’uso indiscriminato e pesante dei vitigni internazionali “migliorativi”, e non due o tre – i soliti merlot-cabernet-chardonnay – ma decine di cultivar di importanza secondaria a volte nei loro stessi paesi di provenienza, tanto che oggi alcuni chianti possono ricordare tranquillamente un vino del Rodano, o di Bordeaux, in ugual misura, anzi in ugual mistura.<br />
Se poi si va nello specifico delle territorialità minacciate dal provvedimento, si vede che in Italia una reale tradizione di vini rosati è presente solo nell’areale gardesano sia bresciano che veronese, in Alto Adige, in Abruzzo e soprattutto in Puglia. Mi sembra un insieme sufficientemente circoscritto da poter creare delle isole di eccellenza, se i produttori vorranno mantenere il disciplinare attuale, o se anzi lo renderanno più restrittivo, almeno per quanto riguarda le rese ammesse, che attualmente viaggiano tra i 120 e i 160 quintali/ettaro. Ma anche qui gli alfieri della qualità hanno poco da dire.<br />
Ci sarebbe un rischio effettivo, derivante dalla nuova OCM che consentirà anche ai vini da tavola di riportare vitigno e annata, ovvero di creare prodotti “ammiccanti”, con un packaging ingannatore ove non si capisca bene di primo acchito se si tratti effettivamente di un vino da tavola o a denominazione di origine. Ma in questo caso dovendo il vitigno prevalente di un ipotetico miscuglio per forza di cose essere bianco, difficilmente si potrà trovare la dicitura “Chardonnay” o “Garganega” sopra una bottiglia di rosato, anche se da tavola. Per non parlare dell’annata, che in questi vini di scarsa conservabilità non sarà certo menzionata per non farli giacere sullo scaffale invenduti dopo solo pochi mesi.<br />
Affinché non ci si accusi di essere nemici del vino rosé, possiamo dire che amiamo il rosato Bandol AOC (Domaine de <a href="http://www.terrebrune.fr/"><strong>Terrebrune</strong></a>, Domaine de la <a href="http://www.tourdubon.com/"><strong>Tour du Bon</strong></a>, Domaine <a href="http://www.domainetempier.com/"><strong>Tempier </strong></a>), il Domaine de la <a href="http://www.domaine-mordoree.com/"><strong>Mordorée</strong></a> a Tavel (denominazione prestigiosa di rosati il cui disciplinare autorizza l’uso di vitigni bianchi), lo spumante rosato di <a href="http://www.blogduperebarrera.com/"><strong>Dupéré-Barrera</strong></a> e qualche altro Provenzale non da taglio, senza dimenticare lo Champagne Rosé <a href="http://www.champagne-boulard.fr/"><strong>Boulard</strong></a> fatto con la tradizionale saignée, ma anche l’ottimo Champagne Aubry Premier Cru a Jouy-lès-Reims Brut Rosé fatto proprio col taglio, o lo Champagne Brut Rosé Franck Pascal. Tra gli Italiani il Cerasulo di Valentini o Il Rogito delle <a href="http://www.cantinedelnotaio.it/"><strong>Cantine del Notaio </strong></a> valgono certo l&#8217;acquisto. Questi signori non alimentano le polemiche sterili del rosato da taglio o tradizionale, la loro qualità parla da sola, e la riforma non avrà alcun effetto negativo sul loro successo commerciale<br />
NOTE<br />
Eco alcuni siti che hanno parlato dell&#8217;argomento:<br />
<a href="http://www.tigulliovino.it/dettaglio_articolo.php?idArticolo=3878"><strong>Tigulliovino</strong></a><br />
<a href="http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=2621"><strong>Vinix &#8211; 1</strong></a><br />
<a href="http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=2579"><strong>Vinix &#8211; 2</strong></a><br />
<a href="http://undiwine.typepad.com/soavemente/2009/03/il-consorzio-del-bardolino-contro-i-ros%C3%A8-miscelati-.html"><strong>Soavemente</strong></a><br />
<a href="http://poggioargentiera.com/blog/2009/03/22/rose-lo-sapevate-che/"><strong>PoggioArgentiera</strong></a><br />
<a href="http://blog.paperogiallo.net/2009/03/il_rose_taroccato.html"><strong>PaperoGiallo</strong></a><br />
Mike Tommasi<br />
Luk</p>
]]></content:encoded>
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		<title>3 Aprile 2009: Villa Boschi</title>
		<link>http://www.thewineblog.it/2009-04-3-aprile-2009-villa-boschi/</link>
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		<pubDate>Sat, 04 Apr 2009 20:41:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Risso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degustazioni di vino]]></category>
		<category><![CDATA[villa boschi]]></category>
		<category><![CDATA[Vino @it]]></category>

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Avendo a disposizione un giorno solo ho deciso di evitare di fare la maratona tra i padiglioni del Vinitaly per concentrarmi su un gruppo di produttori più omogeneo culturalmente, radunati dalla manifestazione a Vino, Vino, Vino tenuta nella splendida Villa Boschi a Isola della Scala, presso Verona. Si tratta di produttori a vario titolo biologici, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="Boschi0001.JPG" src="/twbimages/Boschi0001.JPG" width="300" height="220" /><br />
Avendo a disposizione un giorno solo ho deciso di evitare di fare la maratona tra i padiglioni del <a href="http://www.vinitaly.com/index.asp"><strong>Vinitaly</strong></a> per concentrarmi su un gruppo di produttori più omogeneo culturalmente, radunati dalla manifestazione a <a href="http://www.viniveri.net/vinovinovino.aspx?MenuCorrente=4&#038;stampa=vvv&#038;tipomenu=b"><strong>Vino, Vino, Vino</strong></a> tenuta nella splendida <a href="http://www.villaboschi.it/index2.htm"><strong>Villa Boschi</strong></a> a Isola della Scala, presso Verona. Si tratta di produttori a vario titolo biologici, &#8220;naturali&#8221;, &#8220;veri&#8221;, biodinamici e chi più ne ha più ne metta, con forse l&#8217;unico denominatore comune nell&#8217;opposizione ferma al mondo del vino &#8220;normale&#8221; visto principalmente come &#8220;industria&#8221; e come tale massificata, globalizzata e capace di ogni nequizia.</p>
<p><span id="more-483"></span><br />
Questione di punti di vista, o se vogliamo di dogmi. Il coraggio di questi picoli produttori però non mi lascia indifferente; la scelta di rischiare in proprio seguendo i capricci delle annate, limitando i trattamenti e le pratiche di cantina, accettando l&#8217;inevitabilmente alta probabilità di realizzare vini difettosi (e a volte imbevibili) un po&#8217; mi commuove, e mi spinge spesso a solidarizzare con loro, pur non approvando quasi niente dei &#8220;teoremi&#8221; tecnico-mistici talvolta alla base del loro lavoro.<br />
Due parole sulla sede della manifestazione. <strong>Villa Boschi</strong> è bellissima. Si è rivelata spaziosa e funzionale, prevedendo sia la possibilità di mangiare in loco con piatti caldi e preparati al momento anche in modo coreografico, come nel caso della libidinosa mega-grigliata, sia la possibilità di acquistare le bottiglie esposte in una enoteca appositamente allestita. Isola della Scala tuttavia si è rivelata un po&#8217; lontana da Verona e non facilmente raggiungibile a causa anche di una segnaletica carente e delle trafficate strade provinciali.<br />
Per quanto riguarda i vini presentati, bisogna dire che c&#8217;erano tanti prodotti eccellenti, e tante interpretazioni deludenti, carenti per integrità e palesemente difettati secondo l&#8217;approccio ortosso alla degustazione. Ecco una breve e incompleta carrellata di ciò che mi è sembrato particolarmente meritevole, secondo il mio personale e discutibile giudizio.<br />
<strong>Bianchi</strong><br />
Mi sembra che i produttori naturali dovrebbero cominciare a ridiscutere criticamente la moda dilagante dei vini bianchi macerati a lungo sulle bucce, magari in anfore o contenitori atipici, con stile pesantemente ossidativo. L&#8217;impressione paradossale (ma forse non tanto) è che il rifiuto dalla tecnica, abbia creato una nuova tecnica, dove le note olfattive derivate dall&#8217;ossidazione prevalgono, omologano e riducono di fatto l&#8217;apporto varietale e territoriale.<br />
In pratica questa tipologia di vino molto rappresentata a Villa Boschi mi è sembrata a volte interessante, ma più spesso stanca e ripetitiva.<br />
Passando agli assaggi, una spanna sopra tutti mi sono sembrati i Riesling di  <strong>Clemens Bush</strong>,  impressionanti per potenza ed eleganza, sia nelle versioni Troken, sia sui superiori Auslese e Berenauslese. Molti gradini sotto <strong>Domaine Ostertang</strong>, con i Riesling non a posto ma con buone vendemmie tardive e <strong>Domaine Zind Humbrecht</strong>, con interpretazioni pulite ma un po&#8217; anonime. La mitica <strong>Couleé de Serrant</strong> mi è sembrata ottima per quanto riguarda il 2005, ma con un 2006 molto scomposto. Naturalmente questo tipo di vino andrebbe giudicato dopo un numero di anni sulle spalle ben maggiore.<br />
Per quanto riguarda gli italiani, particolarmente interessante mi è sembrata la Ribolla 2004 di <strong>Radikon</strong>, ed il bianco &#8220;regolare&#8221; (non la versione ossidata fermentata sulle bucce) di <strong>Porta del Vento</strong>. Di questo ultimo produttore siciliano è anche da segnalare uno strepitoso Nero d&#8217;Avola, con profumi intriganti di macchia, spezie e fiori di cappero.<br />
<strong>Rossi</strong><br />
Molto buoni mi sono sembrati tutti i Beaujolais di <strong>Marcel Lapierre Beaujolais</strong> e impressionanti per potenza e stoffa unite a una certa eleganza i vini del Priorato di <strong>Terroir al Limit</strong>.<br />
<strong>Domaine de Villeneuve</strong> e <strong>Domaine du Coulet</strong> hanno portato uno Chateneuf du Pape  e un Cornais 2006 rispettivamente, molto interessanti, eleganti e strutturati.<br />
Passando agl italiani, particolarmente curioso mi è sembrato il campione da botte di Kurni 2007 di <strong>Oasi degli Angeli</strong>, palesemente dolce nonostante il produttore riferisse di un residuo di zuccheri riduttori inferiore a 1 g/l. Misteri dell&#8217;enologia!<br />
Il Sagrantino 2004 di <strong>Paolo Bea</strong>, anche se giustamente tannico, non ha tradito le aspettive di un vino pulito, dai profumi ampi e intensi.<br />
Passando ai nebbioli, molto apprezzabili mi sono sembrati il Barolo Massara 2003 del <strong>Castello Di Verduno</strong>, il Bramaterra 2005 di  <strong>Antoniotti Odilio</strong> (una vera rivelazione), ed i Barabreschi Montestefano 2004 e 2005 di  <strong>Serafino Rivella</strong>. Difficlimente valutabili a causa dell&#8217;imbottigliamento davvero troppo recente i Baroli 2005 di <strong>Rinaldi</strong> e <strong>Bartolo Mascarello</strong>, anche se l&#8217;impressione è stata quella di una ottima materia. Infine vorrei segnalare il godibile e genuino Lambrusco della Cooperativa <strong>La Collina </strong>.<br />
<strong>Dolci</strong><br />
Oltre ai già citati <strong>Clemens Bush, Ostertang e Zind Humbrecht</strong>,  vanno assolutamente segnalati il Vin Santo delle <strong>Sorelle Palazzi</strong>, fra i migliori mai assaggiati, il Passito di Pantelleria di <strong>Ferrandes</strong> e i diversi Banylus di <strong>Domaine du Traginer</strong>.<br />
<strong>Bollicine</strong><br />
<strong>Chateau La tour Grise</strong> (Samur) ha presentato un paio di godibili bianchi fermi a base Chenin, e due vini spumanti sempre dallo stesso vitigno, uno brut e uno dolce, di una bevibilità appagante.<br />
<strong>Costa delle Piane</strong> con un semplice Prosecco sur lie ha reso giustizia a un grande vino che troppi sconsideratamente accostano allo Champagne. L&#8217;altoatesino <strong>Haderburg</strong> ha presentato infine un metodo classico pas dosè di grande freschezza e compostezza dei profumi da manuale.<br />
Luk<br />
PS &#8211; Ecco alcuni &#8220;lieviti autoctoni&#8221; in febbrile attività.<br />
 <img src='http://www.thewineblog.net/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /><br />
<img alt="Boschi0002.JPG" src="/twbimages/Boschi0002.JPG" width="300" height="220" /><br />
<img alt="Boschi0003.JPG" src="/twbimages/Boschi0003.JPG" width="300" height="220" /><br />
<img alt="Boschi0004.JPG" src="/twbimages/Boschi0004.JPG" width="220" height="300" /><br />
<img alt="Boschi0005.JPG" src="/twbimages/Boschi0005.JPG" width="220" height="300" /><br />
<img alt="Boschi0006.JPG" src="/twbimages/Boschi0006.JPG" width="300" height="220" /><br />
<img alt="Boschi0007.JPG" src="/twbimages/Boschi0007.JPG" width="220" height="300" /><br />
<img alt="Boschi0008.JPG" src="/twbimages/Boschi0008.JPG" width="300" height="220" /></p>
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		<title>Ti amo bastardo</title>
		<link>http://www.thewineblog.it/2009-04-ti-amo-bastardo/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 09:29:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Risso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degustazioni di vino]]></category>
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		<category><![CDATA[Vino @it]]></category>

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Avevo anche il biglietto (grazie Fiorenzo), ma poi pensandoci bene mi sono chiesto: cosa c&#8217;entro  con Vinitaly? Cosa può fare un piccolo navigatore  se non perdersi in un mare troppo grande da attraversare in un giorno solo?
E allora è deciso: parteciperò a Vino, Vino, Vino, a Villa Boschi, dove potrò incontrare contemporaneamente il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="vinovinovinolocandina.jpg" src="/twbimages/vinovinovinolocandina.jpg" width="275" height="403" /><br />
Avevo anche il biglietto (grazie Fiorenzo), ma poi pensandoci bene mi sono chiesto: cosa c&#8217;entro  con <a href="http://www.vinitaly.com/index.asp"><strong>Vinitaly</strong></a>? Cosa può fare un piccolo navigatore  se non perdersi in un mare troppo grande da attraversare in un giorno solo?<br />
E allora è deciso: parteciperò a <a href="http://www.viniveri.net/vinovinovino.aspx?MenuCorrente=4&#038;stampa=vvv&#038;tipomenu=b"><strong>Vino, Vino, Vino</strong></a>, a <a href="http://www.villaboschi.it/index2.htm"><strong>Villa Boschi</strong></a>, dove potrò incontrare contemporaneamente il gruppo di <a href="http://www.viniveri.net/home.aspx?MenuCorrente=0"><strong>Vini Veri</strong></a>, i produttori Triple A della <a href="http://www.biodynamy.com/"><strong>Renaissance des Appellations</strong></a> e un nutrito elenco di produttori indipendenti, vignaioli un po&#8217; sporchi e bastardi, un po&#8217; duri e puri, in bilico tra paradiso e inferno!<br />
Anche questa volta mi avrete tra voi.<br />
Luk<br />
PS A <a href="http://www.viniveri.net/vinovinovino.aspx?MenuCorrente=4&#038;stampa=vvv&#038;tipomenu=b"><strong>Vino, Vino, Vino</strong></a> i Blogger possono richiedere l&#8217;accredito alla mail  <strong>oliviero@wellcomonline.com </strong> e avere così l&#8217;ingresso gratuito alla manifestazione!</p>
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		<title>Qui si diventa ricchi</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 09:08:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Risso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vino @it]]></category>

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Ogni blogger (e quindi anche il food-blogger) cova nel suo intimo un sogno: trovare un munifico mecenate che lo copra di soldi per illuminare il mondo con i suoi post arguti e folgoranti, o alternativamente, visto che il mecenatismo è una pratica oramai fuori moda, che qualcuno finalmente si accorga della sua capacità di manipolare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="/twbimages/dollari.jpg" alt="dollari.jpg" width="267" height="318" /><br />
Ogni blogger (e quindi anche il food-blogger) cova nel suo intimo un sogno: trovare un munifico mecenate che lo copra di soldi per illuminare il mondo con i suoi post arguti e folgoranti, o alternativamente, visto che il mecenatismo è una pratica oramai fuori moda, che qualcuno finalmente si accorga della sua capacità di manipolare le coscienze e di educare le masse e lo assoldi a caro prezzo in una qualche campagna di comunicazione.</p>
<p><span id="more-376"></span><br />
Ebbene, finalmente è successo! Vabbé, non siamo ancora ai contanti, ma <a href="http://groups.google.it/group/it.hobby.vino/browse_thread/thread/2ae1c36f09effe06?hl=it#">un po&#8217; di olio è un po&#8217; di vino</a> sono un buon inizio, no?<br />
<img src="/twbimages/zircobit.jpg" alt="zircobit.jpg" width="525" height="463" /><br />
Luk</p>
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		<title>Amo quest&#8217;uomo</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Feb 2009 20:10:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Risso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vino @it]]></category>
		<category><![CDATA[caorsi]]></category>
		<category><![CDATA[vignaioli indipendenti]]></category>

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Senza parole
Luk
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/qW0bM3H_WzA&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/qW0bM3H_WzA&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object><br />
Senza parole<br />
Luk</p>
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		<title>Prima o poi doveva  succedere</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 12:33:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Risso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vino @it]]></category>

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Come si evince dal sito di Vinitaly l&#8217;Unione Europea &#8220;&#8230;ha approvato e finanziato un progetto per la valorizzazione del &#8220;terroir del Vermentino&#8221;, di terra e di mare, perché l&#8217;iniziativa rientra nella cooperazione transfrontaliera Italia-Francia Marittima, e comprende i comuni di Castelnuovo Magra (La Spezia), Castagneto Carducci (Livorno), S. Anna Arresi (Carbonia-Iglesias), le province di La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="/twbimages/vermentino.jpg" alt="vermentino.jpg" width="250" height="195" /><br />
Come si evince dal <a href="http://www.vinitaly.com/about_news.asp?id=3404"><strong>sito</strong></a> di Vinitaly l&#8217;Unione Europea &#8220;&#8230;ha approvato e <strong>finanziato</strong> un progetto per la valorizzazione del &#8220;terroir del Vermentino&#8221;, di terra e di mare, perché l&#8217;iniziativa rientra nella cooperazione transfrontaliera Italia-Francia Marittima, e comprende i comuni di Castelnuovo Magra (La Spezia), Castagneto Carducci (Livorno), S. Anna Arresi (Carbonia-Iglesias), le province di La Spezia e Livorno e la Camera dell&#8217;Agricoltura della Regione Corsica&#8230;&#8221;<br />
<strong>Finanziato</strong>, per chi non avesse inteso, significa che sulle aree di cui sopra pioverà un po&#8217; di denaro per iniziative volte alla tutela del vermentino.  Piccolo particolare: anche se il vermentino è il vitigno più coltivato in tutta la Liguria, solo la provoncia di <strong>La Spezia</strong> è presente tra i partners del progetto.</p>
<p><span id="more-374"></span><br />
La riscossa delle province liguri escluse non si è fatta attendere e sul maggiore quotidiano ligure  è  giustamente stata data voce alla <a href="http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/imperia/2009/02/06/1202068285559-ue-boicotta-vermentino-imperiese--.shtml"><strong>protesta</strong></a> di  alcuni importanti produttori di vermentino imperiesi, tra cui anche un tribicchierato del Gambero Rosso.<br />
Questa brutta storia, in merito alla quale la Regione Liguria e le Province di Imperia, Savona e Genova dovrebbero letteralmente andare a nascondersi, oltre a celare invidie e contrasti anche di natura politica, secondo me insegna qualcosa.<br />
Se si continua a far passare il più famoso vino ligure, e cioè il <strong>Pigato</strong>, non come l&#8217;espressione più alta del vermentino, ma come un vitigno a sè stante, si finirà per danneggiare irreparabilmente l&#8217;uno e l&#8217;altro. Se si riconoscesse chiaramente che il <strong>Pigato</strong> altro non è che il miglior vermentino coltivato in alcune aree della provincia di Savona e in particolare nell&#8217;entroterra di Albenga,  non solo si potrebbe proteggerne il nome e quindi l&#8217;origine impedendo di chiamare Pigato un vino fatto in Toscana, ma apparirebbe anche chiaro che l&#8217;eccellenza su questo vitigno si raggiunge nel ponente ligure,  essendo non uno soltano (il vermentino di <strong>Maria Donata Bianchi</strong>) il vino che ha meritato i tre bicchieri dell&#8217;edizione 2009 della guida dei vini del <strong>Gambero Rosso</strong>, ma ben due, considerando anche il <strong>Pigato</strong> (ovvero vermentino) U Baccàn dell&#8217;<strong>Azienda Agricola Bruna</strong>.<br />
Luk</p>
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