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	<title>TheWineBlog.net &#187; villa boschi</title>
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	<description>An international group blog about wine, with Martin Field, Mike Tommasi and friends</description>
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		<title>3 Aprile 2009: Villa Boschi</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Apr 2009 20:41:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Risso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degustazioni di vino]]></category>
		<category><![CDATA[villa boschi]]></category>
		<category><![CDATA[Vino @it]]></category>

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Avendo a disposizione un giorno solo ho deciso di evitare di fare la maratona tra i padiglioni del Vinitaly per concentrarmi su un gruppo di produttori più omogeneo culturalmente, radunati dalla manifestazione a Vino, Vino, Vino tenuta nella splendida Villa Boschi a Isola della Scala, presso Verona. Si tratta di produttori a vario titolo biologici, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="Boschi0001.JPG" src="/twbimages/Boschi0001.JPG" width="300" height="220" /><br />
Avendo a disposizione un giorno solo ho deciso di evitare di fare la maratona tra i padiglioni del <a href="http://www.vinitaly.com/index.asp"><strong>Vinitaly</strong></a> per concentrarmi su un gruppo di produttori più omogeneo culturalmente, radunati dalla manifestazione a <a href="http://www.viniveri.net/vinovinovino.aspx?MenuCorrente=4&#038;stampa=vvv&#038;tipomenu=b"><strong>Vino, Vino, Vino</strong></a> tenuta nella splendida <a href="http://www.villaboschi.it/index2.htm"><strong>Villa Boschi</strong></a> a Isola della Scala, presso Verona. Si tratta di produttori a vario titolo biologici, &#8220;naturali&#8221;, &#8220;veri&#8221;, biodinamici e chi più ne ha più ne metta, con forse l&#8217;unico denominatore comune nell&#8217;opposizione ferma al mondo del vino &#8220;normale&#8221; visto principalmente come &#8220;industria&#8221; e come tale massificata, globalizzata e capace di ogni nequizia.</p>
<p><span id="more-483"></span><br />
Questione di punti di vista, o se vogliamo di dogmi. Il coraggio di questi picoli produttori però non mi lascia indifferente; la scelta di rischiare in proprio seguendo i capricci delle annate, limitando i trattamenti e le pratiche di cantina, accettando l&#8217;inevitabilmente alta probabilità di realizzare vini difettosi (e a volte imbevibili) un po&#8217; mi commuove, e mi spinge spesso a solidarizzare con loro, pur non approvando quasi niente dei &#8220;teoremi&#8221; tecnico-mistici talvolta alla base del loro lavoro.<br />
Due parole sulla sede della manifestazione. <strong>Villa Boschi</strong> è bellissima. Si è rivelata spaziosa e funzionale, prevedendo sia la possibilità di mangiare in loco con piatti caldi e preparati al momento anche in modo coreografico, come nel caso della libidinosa mega-grigliata, sia la possibilità di acquistare le bottiglie esposte in una enoteca appositamente allestita. Isola della Scala tuttavia si è rivelata un po&#8217; lontana da Verona e non facilmente raggiungibile a causa anche di una segnaletica carente e delle trafficate strade provinciali.<br />
Per quanto riguarda i vini presentati, bisogna dire che c&#8217;erano tanti prodotti eccellenti, e tante interpretazioni deludenti, carenti per integrità e palesemente difettati secondo l&#8217;approccio ortosso alla degustazione. Ecco una breve e incompleta carrellata di ciò che mi è sembrato particolarmente meritevole, secondo il mio personale e discutibile giudizio.<br />
<strong>Bianchi</strong><br />
Mi sembra che i produttori naturali dovrebbero cominciare a ridiscutere criticamente la moda dilagante dei vini bianchi macerati a lungo sulle bucce, magari in anfore o contenitori atipici, con stile pesantemente ossidativo. L&#8217;impressione paradossale (ma forse non tanto) è che il rifiuto dalla tecnica, abbia creato una nuova tecnica, dove le note olfattive derivate dall&#8217;ossidazione prevalgono, omologano e riducono di fatto l&#8217;apporto varietale e territoriale.<br />
In pratica questa tipologia di vino molto rappresentata a Villa Boschi mi è sembrata a volte interessante, ma più spesso stanca e ripetitiva.<br />
Passando agli assaggi, una spanna sopra tutti mi sono sembrati i Riesling di  <strong>Clemens Bush</strong>,  impressionanti per potenza ed eleganza, sia nelle versioni Troken, sia sui superiori Auslese e Berenauslese. Molti gradini sotto <strong>Domaine Ostertang</strong>, con i Riesling non a posto ma con buone vendemmie tardive e <strong>Domaine Zind Humbrecht</strong>, con interpretazioni pulite ma un po&#8217; anonime. La mitica <strong>Couleé de Serrant</strong> mi è sembrata ottima per quanto riguarda il 2005, ma con un 2006 molto scomposto. Naturalmente questo tipo di vino andrebbe giudicato dopo un numero di anni sulle spalle ben maggiore.<br />
Per quanto riguarda gli italiani, particolarmente interessante mi è sembrata la Ribolla 2004 di <strong>Radikon</strong>, ed il bianco &#8220;regolare&#8221; (non la versione ossidata fermentata sulle bucce) di <strong>Porta del Vento</strong>. Di questo ultimo produttore siciliano è anche da segnalare uno strepitoso Nero d&#8217;Avola, con profumi intriganti di macchia, spezie e fiori di cappero.<br />
<strong>Rossi</strong><br />
Molto buoni mi sono sembrati tutti i Beaujolais di <strong>Marcel Lapierre Beaujolais</strong> e impressionanti per potenza e stoffa unite a una certa eleganza i vini del Priorato di <strong>Terroir al Limit</strong>.<br />
<strong>Domaine de Villeneuve</strong> e <strong>Domaine du Coulet</strong> hanno portato uno Chateneuf du Pape  e un Cornais 2006 rispettivamente, molto interessanti, eleganti e strutturati.<br />
Passando agl italiani, particolarmente curioso mi è sembrato il campione da botte di Kurni 2007 di <strong>Oasi degli Angeli</strong>, palesemente dolce nonostante il produttore riferisse di un residuo di zuccheri riduttori inferiore a 1 g/l. Misteri dell&#8217;enologia!<br />
Il Sagrantino 2004 di <strong>Paolo Bea</strong>, anche se giustamente tannico, non ha tradito le aspettive di un vino pulito, dai profumi ampi e intensi.<br />
Passando ai nebbioli, molto apprezzabili mi sono sembrati il Barolo Massara 2003 del <strong>Castello Di Verduno</strong>, il Bramaterra 2005 di  <strong>Antoniotti Odilio</strong> (una vera rivelazione), ed i Barabreschi Montestefano 2004 e 2005 di  <strong>Serafino Rivella</strong>. Difficlimente valutabili a causa dell&#8217;imbottigliamento davvero troppo recente i Baroli 2005 di <strong>Rinaldi</strong> e <strong>Bartolo Mascarello</strong>, anche se l&#8217;impressione è stata quella di una ottima materia. Infine vorrei segnalare il godibile e genuino Lambrusco della Cooperativa <strong>La Collina </strong>.<br />
<strong>Dolci</strong><br />
Oltre ai già citati <strong>Clemens Bush, Ostertang e Zind Humbrecht</strong>,  vanno assolutamente segnalati il Vin Santo delle <strong>Sorelle Palazzi</strong>, fra i migliori mai assaggiati, il Passito di Pantelleria di <strong>Ferrandes</strong> e i diversi Banylus di <strong>Domaine du Traginer</strong>.<br />
<strong>Bollicine</strong><br />
<strong>Chateau La tour Grise</strong> (Samur) ha presentato un paio di godibili bianchi fermi a base Chenin, e due vini spumanti sempre dallo stesso vitigno, uno brut e uno dolce, di una bevibilità appagante.<br />
<strong>Costa delle Piane</strong> con un semplice Prosecco sur lie ha reso giustizia a un grande vino che troppi sconsideratamente accostano allo Champagne. L&#8217;altoatesino <strong>Haderburg</strong> ha presentato infine un metodo classico pas dosè di grande freschezza e compostezza dei profumi da manuale.<br />
Luk<br />
PS &#8211; Ecco alcuni &#8220;lieviti autoctoni&#8221; in febbrile attività.<br />
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<img alt="Boschi0002.JPG" src="/twbimages/Boschi0002.JPG" width="300" height="220" /><br />
<img alt="Boschi0003.JPG" src="/twbimages/Boschi0003.JPG" width="300" height="220" /><br />
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<img alt="Boschi0005.JPG" src="/twbimages/Boschi0005.JPG" width="220" height="300" /><br />
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<img alt="Boschi0008.JPG" src="/twbimages/Boschi0008.JPG" width="300" height="220" /></p>
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