Pubblicato da Luca Risso il 28/03/2007 in Vino

Mettiamo insieme una grande cooperativa, una grande cantina sociale e la Pasqua. Qual’è il risultato? Una bottiglia di Barolo a 9.50 euro. E poi dicono che il vino è sempre più caro! Certo, alcuni prodotti di fascia alta come il Fiano di Avellino possono costare qualcosa di più. Certo, 7.59 euro per il vino della Compagnia delle Vigne non sono pochi, ma ogni tanto qualche follia per le grandi etichette si può fare, no?
Luk
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Pubblicato da Luca Risso il 26/03/2007 in Degustazioni di vino

La mia scelta è capitata su un merlot, un po’ per caso, attirato da una bottiglia curiosa che faceva capolino dallo scaffale di una enoteca, al prezzo non proprio economicissimo di 17 euro.
Si tratta del Merlot Schweizer 1994 di Franz Haas. Tale bottiglia non è stata più prodotta dall’azienda dal 1999 al 2002, mentre è commercializzata attualmente l’annata 2003.
Quando ho chiesto all’enotecaro se la bottiglia (che comincia ad avere i suoi 13 anni sulle spalle) era stata ben conservata, dal momento che spiccava ben ritta in uno scaffale illuminato, mi sono sentito rispondere “Certo! Pensi che qui non abbiamo nemmeno il riscaldamento!”. Insomma, qualche dubbio sulla tenuta del vino lo avevo, anche perché il 1994 è stato tutt’altro che un grande millesimo in Italia; ma si sa, il sud Tirolo è autonomo anche nel clima!
E invece appena versato nel bicchiere quel merlot, da grande sfacciato, raccontava immediatamente e onestamente tutta la sua storia. Il colore si presentava infatti assolutamente integro nel suo rubino scuro ma brillante, senza cedimenti al granata e meno che meno all’aranciato. Al naso qualche nota un po’ pungente, non di alcol dati i soli 13° (solforosa?), che però spariva subito per lasciare il campo ad un frutto maturo ma non cotto, fatto di ciliegia e prugna, e a una leggera speziatura di chiodi di garofano e pepe oramai ben amalgamata.
In bocca si spiegava la natura del vino, giocata essenzialmente su una acidità elevata che, essendo i tannini oramai levigati dal tempo, dominava la scena in modo un po’ eccessivo. Anche la sufficiente persistenza era di natura prettamente “acida”.
Un vino quindi frutto di una annata piccola, che il produttore ha saputo però elaborare al meglio dotando la bottiglia di una tenuta al tempo sorprendente.
Luk
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Pubblicato da Luca Risso il 23/03/2007 in Tecniche del Vino
In questa stagione, attirati dalle prime belle giornate, incomincia la tradizionale processione degli appassionati presso i loro produttori del cuore, chi in cerca delle prime bottiglie di bianco appena prodotte, chi del vino sfuso da imbottigliare a casa, chi semplicemente dell’occasione per fare due chiacchiere con un vecchio amico.
Questo è anche il momento ideale per curiosare tra le vigne, che sono ancora prive di chioma e presentano le gemme appena sbocciate. E facile quindi per noi osservare come sono state potate le piante, e trarre immediatamente alcune utili informazioni sul tipo di filosofia produttiva che anima il nostro amico vignaiolo. Se infatti non è garantito che una vigna ben potata produca poi vino eccellente, è invece molto difficile che ciò avvenga nel caso di una vigna potata malamente o secondo un’ottica iper produttiva. Dopo aver letto questo post, quando andrete a comperare le vostre bottiglie in cantina, potrete a dire al produttore: “Non è un po’ troppo lungo il tuo Guyot?”.
Innazitutto contiamo quante gemme porta ciascuna pianta; quindi stimiamo a occhio qual’è la distanza tra i filari e tra le piante di ciascun filare nella vigna. Fatto? OK! Supponiamo che tali distanze siano (circa) 2m e 1m. Moltiplichiamo 2 per 1 e otteniamo (ovviamente) 2. Dividendo 10000 per 2 otteniamo 5000 che è il numero di piante per ettaro della vigna sotto “inchiesta”. Entriamo ora un po’ più in dettaglio nella potatura.
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Pubblicato da Luca Risso il 14/03/2007 in Vino

Alla fine mi sono immolato e l’ho fatto: ho assaggiato UN VINO TRUCIOLATO! L’ho fatto all’incontro dell’ONAV di Imperia di cui avevo parlato qui e intitolato:
“Il mondo del vino si trasforma” – Tecnologie innovative in vinificazione. Degustazione guidata di vini elaborati con macerazione prefermentativa a freddo e utilizzo dei “chips”. Enologo Mario Redoglia.
Il bravo Redoglia ha parlato in verità a lungo dell’Arneis e della Barbera millesimo 2006 della azienda agricola Pescaja prodotti con macerazione a freddo ed uso di CO2 gassosa per allontanare l’ossigeno e ridurre ai minimi termini l’impiego di SO2 (parliamo di 60 mg/l di SO2 totale per l’Arneis, con l’obbiettivo di ridurla a 50 mg/l il prossimo anno), e dai profumi molto piacevoli anche se forse da una parte atipici per la tipologia dei vitigni, e dall’altra un po’ omologati in quanto simili (soprattutto l’Arneis) a tanti vini prodotti con tecniche simili).
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Pubblicato da Luca Risso il 13/03/2007 in Vino

Domenica 11 Marzo sono stato qui. Una parola sola: complimenti! Complimenti davvero a l’Acquabuona per essere riusciti a concentrare in un unico evento il massimo che la Toscana enologica sa offrire. Parliamo di aziende come Poggio di Sotto con le sue riserve, e Biondi Santi con tutte le sue etichette.
Un festival del Sangiovese quindi, dove tutto ma proprio tutto sapeva di Sangiovese, perfino i supertuscan a base di merlot!
Di solito in questi casi si parte bellicosamente armati di schede e taccuino, ma poi si naufraga miseramente tra calici e bottiglie, e rimane solo il filo della memoria e qualche biglietto da visita a legare l’insieme di ciò che si è assaggiato. Ecco quindi alcune note del tutto personali, senza troppe pretese tecniche.
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Pubblicato da Luca Risso il 03/03/2007 in Degustazioni di vino

Vi prego di scusare l’irriverente accostamento del titolo, ma non ho resistito!
Dunque, la cara Elisabetta mi ha passato il testimone e ora tocca a me la scelta del prossimo capitolo del Vino dei Blogger, iniziativa lanciata da Marco Grossi di Imbottigliato all’origine, sulla scia dell’americano wine blogging wednesday.
Bene, il dado è tratto e qui si parrà la vostra nobilitate!
Immagino che tutti abbiano visto Sideways – In viaggio con Jack, e ricordino l’esilarante frase di Miles “If anyone orders Merlot, I’m leaving. I am NOT drinking any fucking Merlot! “.
Magari qualcuno pensa che l’odio di Miles per il Merlot sia dovuto all’usanza californiana di utilizzare tale vitigno per produrre un mare di vini di basso livello che ne sfruttano unicamente l’elevata fertilità, ma in realtà il contrasto è più profondo e insanabile; infatti Miles odia il Merlot ma adora il Pinot Noir
E’ sufficiente confrontare un grappolo di Merlot e uno di Pinot Noir per capire. Il primo è grande, alato, spargolo, esuberante; il secondo serrato, piccolo e compatto. Il primo è l’immagine dell’esuberanza, dell’apertura gioiosa, della voglia di concedersi. Il secondo manifesta immediatamente tutta la sua introversione, la sua cerebralità un tantino incazzosa e aristocratica. Lo stesso profilo lo si ritrova nei vini prodotti e nella psicologia di chi ama l’uno o l’altro.
Bene amici miei, per chi votate? Merlot o Pinot? Ecco il tema. Scegliete una bottiglia e parlatene. Le regole sono le seguenti:
-o Merlot, o Pinot Noir;
-le bottiglie devono essere prodotte in Italia. Lo so che i francesi “do it better”, ma decido io e i vini devono essere italiani, non importa se altoatesini o siciliani, ma italiani;
-l’unico esentato dalla precedente regola è Joan Gómez Pallarès, che ovviamente è autorizzato a commentare prodotti spagnoli;
-non pongo limiti di budget, anche se non sarebbe originale dire che l’Apparita o il Masseto sono buoni vini.
Ecco, è tutto…..ah dimenticavo la scadenza. Avete a disposizione tutto il mese di Marzo per trovare il vostro Merlot/Pinot del cuore e convincere gli altri delle vostre ragioni!
Buon lavoro!
Luk
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Pubblicato da Luca Risso il 20/02/2007 in Vino

Chiarisco subito un concetto: non credo alla teoria strampalata che sta dietro alla biodinamica, ma ho una certa fiducia nella dedizione pratica dei coltivatori biodinamici, ed un grande apprezzamento per molti prodotti.
Ho letto sul sito di Emidio Pepe il disciplinare di produzione biodinamica Renaissance, che alcuni produttori hanno deciso di sottoscrivere. Niente di male! Anzi, il codice suddetto contiene molte cose interessanti (no trucioli, enzimi ecc.), ma anche cose che mi sembravano meritevoli di approfondimento critico, in quanto a mio avviso un po’ zoppicanti.
Ho spedito dunque questa missiva a uno degli adepti (si può dire?) di cui mantengo anonimi i riferimenti:
Gentile Sig. XXX,
leggo sul sito di Emidio Pepe il disciplinare Renaissance, di cui Lei
risulta XXX.
Volevo a tal proposito farLe una domanda, e porLe una critica.
Cominciamo dalla critica.
L’affermazione che non è consentito “l’intervento termico volto a mutare
il naturale diagramma della temperatura del mosto” mi sembra in
contraddizione con l’affermazione che “la fermentazione (sia tumultuosa
che malolattica) deve avvenire spontaneamente in tini di legno, cemento
o acciaio inox”.
Infatti l’utilizzo di contenitori in legno, cemento e inox, anche in
funzione della loro capacità, porta inevitabilmente a diagrammi di
temperatura completamente diversi; a questo punto c’è da domandarsi
quale sia il diagramma “naturale” di temperatura.
In quanto alla domanda invece, vorrei chiederLe come in zona XXX
conducete la difesa contro la flavescenza dorata, che non mi pare
possibile con le sostanze citate nel disciplinare.
Infine Le chiedo se posso rendere pubblica sul Blog
www.thewineblog.net/vino la presente lettera e la Sua eventuale
cortese risposta.
Cordialmente
Luca Risso
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Pubblicato da Luca Risso il 10/02/2007 in Tecniche del Vino

Ho effettuato un piccolo sondaggio sulla fermentazione malolattica usando la piattaforma creata da Filippo Ronco VINIX.
Mi è sembrato un buon sistema per mettere alla prova le capacità di interazione di quello strumento, ed ho pertanto selezionato tutte le aziende vitivinicole piemontesi registrate (circa 99), le ho inserite nei miei contatti, e ho inviato loro il seguente messaggio:
————————————————-
Gentile azienda,
Sto svolgendo un sondaggio mediante la piattaforma Vinix. I risultati di questo sondaggio saranno pubblicati in modo anonimo e aggregato (non sarà citata alcuna azienda) sul blog
www.thewineblog.net/vino
Si tratta di rispondere a tre semplici domande sulla fermentazione malolattica (fml)
1-Eseguite il controllo dell fml nell’elaborazione dei vs. vini rossi?
2-Se si, usate batteri lattici selezionati in funzione delle caratteristiche del vs. mosto?
3-Se si, programmate la fml prima o dopo l’inverno?
Cordialmente
—————————————
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Pubblicato da Luca Risso il 06/02/2007 in Vino

Ne hanno gia parlato con dovizia di commenti Antonio Tombolini e Filippo Ronco. Mi riferisco all’apertura a Torino di quello che viene definito il “supermercato dei prodotti enogastronomici di qualità”, cioè Eataly, con l’alto patrocinio di Slow Food.
La novità, anzi una vera chicca per i consumatori genovesi, è che, come si può leggere a pagina 29 del Secolo XIX (ovvero il quotidiano genovese maggiormente letto) di Sabato 3 Febbraio, l’anello si è chiuso con il coinvolgimento nell’operazione anche della Velier di Luca e Paolo Gargano, selezionatori dei vini della tripla A, ovvero Artigiani, Artisti , Agricoltori.
Dice infatti Gargano sul giornale:
“Ho parlato con Oscar Farinetti (fondatore di Eataly) e ci siamo subito trovati in sintonia. Già oggi le nostre etichette AAA sono nel listino Eataly”. E prosegue:
“Anche Genova avrà il suo grande magazzino del gusto, e sarà alla Stazione Marittima”.
Nell’articolo vengono poi mostrati un Medall Blanc 2004 (Spagna) prodotto in 550 bottiglie, e un Tamazi Natroshvili 2005 (Georgia), vino fermentato in anfore e prodotto in circa 1000 bottiglie (per una rinfrescata in materia, prego leggere QUI).
Sinceramente penso che il giornalista abbia enfatizzato un po’ troppo; oppure Gargano la ha sparata grossa. I vini AAA hanno davvero un volume di vendita tale da necessitare di un “grande magazzino”?
Luk
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Pubblicato da Luca Risso il 04/02/2007 in Degustazioni di vino

Foja Tonda Albino Armani 2004
Data degustazione:28/01/07
Ora di stappatura: 10:30
Ora degustazione 13:00
Innanzitutto vorrei esprimere un sincero e sentito ringraziamento alla coraggiosa Elisabetta, per aver scelto un tema e un vino così interessante, e all’azienda agricola di Albino Armani, per aver avuto il coraggio e la gentilezza di spedire le bottiglie di Foja Tonda in giro per l’Italia ad un piccolo manipolo di eno-assatanati, spesso criticoni, ma sempre sensibili alla vera passione che anima tanti produttori del nostro paese.
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