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	<title>TheWineBlog.net</title>
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	<description>An international group blog about wine, with Martin Field, Mike Tommasi and friends</description>
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		<title>Come eravamo&#8230; nel 1865</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 12:54:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Risso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vino @it]]></category>
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		<description><![CDATA[Il vino in Italia non è sempre stato come lo conosciamo oggi. Possiamo dire che la nostra storia in questo campo incomincia con l&#8217;unità politica del Regno d&#8217;Italia (1861), quando anche con l&#8217;enologia si cercò di creare un principio di coscienza unitaria. Il vino di Barolo e il vino del Chianti prendono forma nella prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.thewineblog.net/wp-content/uploads/etichetta.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1817" title="etichetta" src="http://www.thewineblog.net/wp-content/uploads/etichetta-300x214.jpg" alt="" width="300" height="214" /></a></p>
<p>Il vino in Italia non è sempre stato come lo conosciamo oggi. Possiamo dire che la nostra storia in questo campo incomincia con l&#8217;unità politica del Regno d&#8217;Italia (1861), quando anche con l&#8217;enologia si cercò di creare un principio di coscienza unitaria. Il vino di Barolo e il vino del Chianti prendono forma nella prima metà dell&#8217;800 ma solo con l&#8217;unità d&#8217;Italia incominciano a essere presentati nei concorsi e nelle esposizioni internazionali e ad affermarsi come prodotti di qualità superiore. Naturalmente non esistevano denominazioni, disciplinari, albi di vitigni e in generale chiunque poteva produrre vino assolutamente come gli pareva. D&#8217;altro canto la prima riorganizzazione della viticoltura su basi razionali avvenne solo in seguito e a causa della devastazione causata dalla Filossera, dopo il 1868.<span id="more-1815"></span></p>
<p>Anno di grazia 1865. Il Regno d&#8217;Italia è cosa fatta. Mancano all&#8217;appello solo Veneto, Friuli e Lazio. A Dublino si svolge una Esposizione Internazionale, una &#8220;Expò&#8221; diremmo oggi, e il Regno presenta una selezione delle eccellenze industriali e agro-alimentari nazionali. Naturalmente c&#8217;è anche il vino, la “crème de la crème” delle bottiglie del Bel Paese; si tratta di bel 49 produttori per 269 etichette o campioni presentati. L&#8217;elenco completo all&#8217;interno del catalogo dell&#8217;esposizione si può consultare <strong><a href="https://docs.google.com/open?id=0B12KX9bGDM5YODYxNWI5M2ItNjcxOS00NTI3LWIwMjEtMTliNDVhNzU0OTMw" target="_blank">qui</a></strong>.</p>
<p>Alcune cose sono davvero interessanti. Ci sono vini ancora esistenti, vini scomparsi e altri i nuce. Il tutto comunque molto lontano dai nostri canoni abituali.</p>
<p>Scopriamo che ad Alghero era comune il Torbato, mentre ad Acqui Terme si producevano Barbera, Dolcetto, Grignolino, Moscato, ma anche Barolo secco (sic) e Nebbiolo spumante. A Caluso già si produceva l&#8217;Erbaluce, ma anche uno strano Pelleverde. A Faenza c&#8217;era il Piccolit e lo Zamone, a Torino il Barbarossa e la Bonarda. A Bobbio un produttore molto affermato, tal <strong>Buelli Esuperanzo</strong>, produceva Alicante bianco, Champagne, Frontignan, Madeira, Malaga, Marsala, Tokay, Aleatico, Bordeaux, Borgogna, Isabella e Vino Sardo (qualunque cosa voglia dire).</p>
<p>C&#8217;erano già il Vin Santo e tutta la batteria dei Moscati e delle Malvasie, sia rosse che bianche.</p>
<p>A Castel Ceriolo (Al) c&#8217;era chi produceva Montepulciano, ad Asti dell&#8217;ottimo Barolo, del Bracchetto, della Passaretta e del Natalino.</p>
<p>Un commerciante di vini molto reputato di Genova, produceva a Neive un Nebbiolo bianco dolce nonché un Nebbiolo e una Barbera frizzanti.</p>
<p>C&#8217;era già<strong> Florio</strong> con i suoi Marsala, mentre <strong>Rocca Carlo</strong> di Alba presentava un costoso Barbaresco bianco e un Nebbiolo dolce.</p>
<p>C&#8217;era la Nascetta di La Morra, il Sangiovese di Forlì. In Puglia c&#8217;erano Sostrato, Zagarese e Aleatico, a Loreto (An) Lacrima e Balsamino.</p>
<p>C&#8217;era anche un produttore ligure, con tre vini rossi delle annate 1857, 1859 e 1863 e uno bianco sempre del 1863. I vitigni purtroppo non sono citati. Il produttore era <strong>Vincenzo Gabaldoni</strong> (1) e i vini erano prodotti in questa cantina di Montale, nel comune di Varese Ligure. I vini di Gabaldoni erano stati addirittura premiati l&#8217;anno precedente durante l&#8217;Esposizione Agricola a Torino.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.thewineblog.net/wp-content/uploads/cantina.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1822" title="cantina" src="http://www.thewineblog.net/wp-content/uploads/cantina-1024x768.jpg" alt="" width="614" height="461" /></a></p>
<p>Le nostre umili origini insomma sono queste qui. Quando nel 1855 nel Mèdoc veniva già istituzionalizzata la classificazione per Cru, da noi regnava il totale marasma da cui non ci siamo tirati fuori completamente nemmeno oggi se dopo avere impiegato 150 anni a costruire e valorizzare le nostre denominazioni migliori siamo sempre pronti a rimettere tutto in discussione, a importare e piantare di tutto e a creare decine di denominazioni inutili.</p>
<p>Luk</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(1) In realtà  dovrebbe trattarsi del figlio Carlo Andrea Gabaldoni.</p>
<p>Vincente Gabaldòn fuggì dalla Spagna in seguito alla cacciata dei Gesuiti del 1767 e riparò a Genova, Sposando Giovanna De Ferrari, italianizzando il nome e investendo i suoi capitali in Liguria.</p>
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		<title>Consigli dalla trinacria</title>
		<link>http://www.thewineblog.it/2011-09-consigli-dalla-trinacria/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Sep 2011 05:33:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Risso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vino @it]]></category>
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		<description><![CDATA[Diciamo un paio di banalità -E&#8217; difficile trovare soddisfazione enogastronomica nelle classiche mete turistiche, nelle città d&#8217;arte, dove sciami di turisti vagano come anime in pena alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti a qualunque ora, cadendo quasi sempre preda di osti senza scrupoli, che quando va bene applicano la tecnica del rimpinzamento, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.thewineblog.net/wp-content/uploads/maskaria_etichetta.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1641" title="maskaria_etichetta" src="http://www.thewineblog.net/wp-content/uploads/maskaria_etichetta-206x300.jpg" alt="" width="206" height="300" /></a></p>
<p>Diciamo un paio di banalità</p>
<p>-E&#8217; difficile trovare soddisfazione enogastronomica nelle classiche mete turistiche, nelle città d&#8217;arte, dove sciami di turisti vagano come anime in pena alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti a qualunque ora, cadendo quasi sempre preda di osti senza scrupoli, che quando va bene applicano la tecnica del rimpinzamento, consapevoli che effettivamente nella maggioranza dei casi l&#8217;avventore medio gode nel vedere un Everest di spaghetti grondanti grassi polinsaturi e non.</p>
<p>-E&#8217; facile che i locali specializzati nella vendita di vini pregiati, quando accompagnano questa offerta anche con piatti cucinati, riescano a realizzare piccole delizie, consapevoli che è un vero delitto rovinare una bella bottiglia con un convinatico dozzinale. Lo stesso scrupolo non si trova così spesso nei locali “food-oriented”.<span id="more-1639"></span>Ecco allora che capita di incontrare Carmelo De Lorenzo sommelier e oste nel suo locale <a href="http://www.spizzulio.it/">“Lo Spizzulio”</a>, affacciato su quella meraviglia del  mondo che è la Valle dei Templi, e scoprire il cerasuolo di Vittoria Maskaria 2007 di <a href="http://www.terredigiurfo.it/">Terre di Giurfo</a>, accompagnato da focaccine bagnate di splendido olio locale, formaggi attentamente selezionati e altre specialità elaborate con le migliori  materie prime siciliane.</p>
<p><a href="http://www.thewineblog.net/wp-content/uploads/P1000154.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1642" title="P1000154" src="http://www.thewineblog.net/wp-content/uploads/P1000154-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a></p>
<p>Il cerasuolo è affinato in legno. Alla prima snasata quasi ti delude per il solito odore di cassetto chiuso che rovina tanti tentativi di vino importante. La bocca però è dritta, invitante e fresca e lascia presagire che qualche cosa di buono sotto sotto c&#8217;è. Infatti basta aspettare pazientemente e l&#8217;azione salvifica dell&#8217;ossigeno porta via presto il legno invadente e fa emergere piano piano note molto intriganti, prima di mora e ciliegia, poi balsamiche, quindi terrose e fungine. Un bel vino caleidoscopico, che rispetta le caratteristiche di grane bevibilità della denominazione aggiungendo una buona complessità .</p>
<p>Luk</p>
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		<title>La sfida</title>
		<link>http://www.thewineblog.it/2011-08-la-sfida/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Aug 2011 13:47:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Risso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vino @it]]></category>
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		<description><![CDATA[La sfida è lanciata (piccola sfida invero). Riuscirà il Rossese di Dolceacqua vincitore per la #SociaList a conquistare il gradimento degli avventori della Locanda del Glicine in Toscana,  terra di Montecucco, Brunello,  Morellino e cento altri mostri sacri? Un vino così diverso dagli standard Toscani (ma anche Piemontesi e diognialtroluogo) riuscirà a colpire positivamente? Io [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.thewineblog.net/wp-content/uploads/sociaList_1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1600" title="#sociaList_" src="http://www.thewineblog.net/wp-content/uploads/sociaList_1-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a><br />
La sfida è lanciata (piccola sfida invero). Riuscirà il <a href="http://www.tenutaanfosso.it/_it/homeit.html"><strong>Rossese di Dolceacqua</strong></a> vincitore per la <a href="http://blog.cantinapievevecchia.com/socialist-la-carta-dei-vini-partecipata/"><strong>#SociaList</strong></a> a conquistare il gradimento degli avventori della <a href="http://www.locandadelglicine.it/"><strong>Locanda del Glicine</strong></a> in Toscana,  terra di <strong>Montecucco</strong>,<strong> Brunello</strong>,  <strong>Morellino</strong> e cento altri mostri sacri?</p>
<p><span id="more-1598"></span>Un vino così diverso dagli standard Toscani (ma anche Piemontesi e diognialtroluogo) riuscirà a colpire positivamente? Io me lo auguro, ma sono quasi certo di sì!</p>
<p><iframe width="560" height="349" src="http://www.youtube.com/embed/EiIx72WKZko" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Luk</p>
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		<title>Il Mio Vino (chiamami #Mario)</title>
		<link>http://www.thewineblog.it/2011-07-il-mio-vino-chiamami-mario/</link>
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		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 16:13:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Risso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi sono veramente rotto di post/topic come questo dove c&#8217;è sempre quello che crede di esser il migliore, il più puro, il più bello, il più sano, il più naturale, il più biologico, il più biodinamico, il più figo, e dove le varie tifoserie spesso si insultano ma sempre parlano, parlano, parlano, parlano, parlano sovente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.thewineblog.net/wp-content/uploads/il-mio-vino.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1539" title="il-mio-vino" src="http://www.thewineblog.net/wp-content/uploads/il-mio-vino-300x127.jpg" alt="" width="300" height="127" /></a></p>
<p>Mi sono veramente rotto di post/topic come <a href="http://www.intravino.com/persone/al-netto-dei-personalismi-angiolino-maule-ha-qualcosa-da-dire-sui-vini-naturali-territoriali/"><strong>questo</strong></a> dove c&#8217;è sempre quello che crede di esser il migliore, il più puro, il più bello, il più sano, il più naturale, il più biologico, il più biodinamico, il più figo, e dove le varie tifoserie spesso si insultano ma sempre parlano, parlano, parlano, parlano, parlano sovente sorrette dalla sola supponenza, senza una logica, senza cognizione di causa,  sospinte solo da un pregiudizio senza fine.</p>
<p>Amico produttore, il mio <a href="http://twitter.com/#!/search?q=%23Mario"><strong>#Mario</strong></a> interiore ti domanda solo tre cose. Tutto il resto sono affari tuoi. Non voglio sapere niente tranne queste tre cose che sono le sole che giustificano il sofferto esborso della mia sudata moneta.</p>
<p><span id="more-1537"></span></p>
<p>Il tuo vino  (anzi il mio perché l&#8217;ho comperato)  deve essere solo queste tre cose qui. Attenzione sembra facile ma non lo è.</p>
<p><strong>Buono</strong></p>
<p>Ebbene sì, il tuo vino deve essere buono, non deve puzzare sennò anche se sei bio il mio vino  torna a essere tuo, nel senso che te lo puoi bere tu.  Non deve avere cattivi sapori, non deve essere ossidato, amaro,  rifermentato ad  minkiam, torbido e fangoso, e così via.  Insomma,  <em><strong>primum non nocere</strong></em>.</p>
<p><strong>Identificabile</strong></p>
<p>Buono non basta. Il mio vino deve essere anche identificabile, non tanto per un malposto concetto di territorio, che non si sa mai bene che cosa sia esattamente, ma proprio perché lo fai tu. Se bevo il tuo vino devo essere in grado di riconoscere che lo hai fatto tu, magari con un po&#8217; di allenamento certamente, ma il tuo/mio vino deve essere diverso da quello del tuo vicino di vigna, anche se fosse tuo fratello gemello. Nel vino ci deve essere la tua mano ma anche la tua anima, non si scappa.</p>
<p><strong>Legale</strong></p>
<p>Non mi interessa particolarmente quello che fai in vigna o in cantina, purché si fatto tutto nei limiti delle leggi, che ci sono, sono precise e troppo spesso aggirate fraudolentemente. Non mi importa se usi il mancozeb, purché lo usi con scrupolo e secondo le prescrizioni igenico sanitarie previste dai regolamenti. Non mi importa se usi il cornoletame, non dirmelo nemmeno sennò finisce pure che litighiamo, non mi importa se usi 10 mg in più o in meno di solforosa, tanto la sostanza più tossica presente nel vino non potremo mai toglierla.  Insomma incomincia almeno a rispettare la legge, sarebbe  già una gran bella cosa se tutti facessero come te!</p>
<p>Luk</p>
]]></content:encoded>
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		<title>#sociaList &amp; #rossese2011</title>
		<link>http://www.thewineblog.it/2011-05-socialist-rossese2011/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 07:46:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Risso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Degustazioni di vino]]></category>
		<category><![CDATA[#sociaList]]></category>
		<category><![CDATA[Dolceacqua]]></category>
		<category><![CDATA[locanda del glicine]]></category>
		<category><![CDATA[pieve vecchia]]></category>
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		<description><![CDATA[Dovendo rinnovare la carta dei vini del suo ristorante la Locanda del Glicine,  Marco Monaci (anche produttore di Montecucco DOC con la Cantina Pieve Vecchia ) ha pensato di coinvolgere blogger e appassionati della rete per suggerire prodotti validi e garantiti. Lasciamo raccontare a lui questa iniziativa chiamata #sociaList: &#8220;In questo periodo abbiamo più che mai sentito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.thewineblog.net/wp-content/uploads/sociaList_.jpg"><img class="size-medium wp-image-1521 aligncenter" title="#sociaList_" src="http://www.thewineblog.net/wp-content/uploads/sociaList_-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a><a href="https://www.facebook.com/margonne"></a></p>
<p style="text-align: left;">Dovendo rinnovare la carta dei vini del suo ristorante la <a href="http://www.locandadelglicine.it/">Locanda del Glicine</a>,  <a href="https://www.facebook.com/margonne">Marco Monaci</a> (anche produttore di Montecucco DOC con la  <a href="http://blog.cantinapievevecchia.com/socialist-la-carta-dei-vini-partecipata/">Cantina Pieve Vecchia</a> ) ha pensato di coinvolgere blogger e appassionati della rete per suggerire prodotti validi e garantiti. Lasciamo raccontare a lui questa iniziativa chiamata #sociaList:</p>
<p style="text-align: left;"><em>&#8220;In questo periodo abbiamo più che mai sentito l&#8217;esigenza di mettere mano alla nostra &#8220;toscanissima&#8221; carta dei vini della Locanda e, per farlo, abbiamo deciso di rivolgerci al popolo della rete, con l&#8217;obiettivo di creare una mappatura il più completa possibile dei più importanti terroir d&#8217;Italia.<br />
A partire dal 23 Maggio fino al 30 Maggio 2011, i vini scelti dai blogger, grazie a #SociaList, concorreranno  per essere inseriti nella nuova carta dei vini della Locanda del Glicine. Saranno gli utenti a decretare per ciascun terroir o DOC selezionata il vincitore attraverso il voto!<br />
#SociaList è un gioco, un modo divertente di coinvolgere la comunità di internet nella partecipazione attiva alla vita di chi fa vino e ristorazione, per far parlare di vino e di vini</em>&#8220;</p>
<p style="text-align: left;">A me è spettata la responsabilità di scegliere un terroir ligure di pregio e i suoi vini più rappresentativi.</p>
<p style="text-align: left;">Ho scelto dunque le terre del ponente ligure e il  Rossese di Dolceacqua, prodotto sugli stretti terrazzamenti ora calcarei ora argillosi delle   valli Nervia e Verbone, schiacciati tra le Alpi Liguri e il mare, che fonde   in sè il carattere dei vini solari e la finezza dei climi   freschi.  Il Rossese deve esprimere un colore rubino brillante ma  trasparente  e mai impenetrabile. Deve avere profumi di frutti di  bosco, floreali e  sfumature marine/iodate. Deve avere una beva  invitante, mai pesante ma  persistente.</p>
<p style="text-align: left;">Ho scelto per rappresentare la denominazione sei etichette, tre base del millesimo 2010 e tre superiori del 2009.  Non lasciatevi ingannare perché le differenze tra le versioni base e superiore non sono così evidenti quando il produttore è valido.</p>
<p style="text-align: left;">Le bottiglie sono state tutte assaggiate nel recente &#8220;<a href="http://www.thewineblog.it/2011-05-prossimamente-su-questi-schermi-rossese2011/">Educational I Tesori della Riviera</a>&#8221; e rappresentano per me le migliori espressioni del Rossese. Ecco la lista:</p>
<ul>
<li>Rossese di Dolceacqua 2010 Maccario Dringemberg</li>
<li>Rossese di Dolceacqua 2010 Poggi dell&#8217;Elmo</li>
<li>Rossese di Dolceacqua 2010 Kà Manciné, Galeae</li>
<li>Rossese di Dolceacqua 2009 Superiore Foresti, Luvaira</li>
<li>Rossese di Dolceacqua 2009 Superiore Terre Bianche, Bricco Arcagna</li>
<li>Rossese di Dolceacqua 2009 Superiore Tenuta Anfosso, Poggio Pini</li>
</ul>
<p style="text-align: left;">Cosa dovete fare adesso? Semplice:  votate il vostro preferito. Avete tempo fino al 30 Maggio. Si può votare nei seguenti modi:</p>
<ul>
<li>apponendo un commento in questo post,</li>
<li>apponendo un commento nel link automatico a questo post su Facebook,</li>
<li>pubblicando un tweet su Twitter usando l&#8217;hashtag #sociaList,</li>
<li>direttamente sul<strong> <a href="http://blog.cantinapievevecchia.com/socialist-la-carta-dei-vini-partecipata/rossese-di-dolceacqua/">sito</a></strong> apposito.</li>
</ul>
<p style="text-align: left;">La bottiglia più votata entrerà infine in carta presso la <a href="http://www.locandadelglicine.it/">Locanda del Glicine.</a></p>
<p style="text-align: left;">Quindi Votate, Votate, Votate, e fate votare amici, conoscenti e parenti; al diavolo la Par Condicio!</p>
<p style="text-align: left;">Luk</p>
<p style="text-align: left;"><strong>PS: </strong>i vini sopra citati insieme ad altri potranno essere degustati durante <strong><a href="http://www.terroirvino.it/">Terroir Vino</a></strong> a Genova il 13 Giugno in una grande <strong><a href="http://ddb.eventbrite.com/">Degustazione dal Basso</a></strong>, per avvicinare neofiti ed appassionati a questo affascinante prodotto.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Prossimamente su questi schermi #rossese2011</title>
		<link>http://www.thewineblog.it/2011-05-prossimamente-su-questi-schermi-rossese2011/</link>
		<comments>http://www.thewineblog.it/2011-05-prossimamente-su-questi-schermi-rossese2011/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 May 2011 05:19:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Risso</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object id="bplayer" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" width="465" height="431"><embed name="bplayer" src="http://static.bambuser.com/r/player.swf?vid=1677948" type="application/x-shockwave-flash" width="465" height="431" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" wmode="opaque"></embed><param name="movie" value="http://static.bambuser.com/r/player.swf?vid=1677948"></param><param name="allowfullscreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><param name="wmode" value="opaque"></param></object></p>
<p>Domenica 22/5/2011 in occasione della manifestazione <strong><a href="http://tinyurl.com/6kdp39q">Educational &#8220;I tesori della Riviera 2011&#8243;</a> </strong>si terrà a Bordighera una grande degustazione delle ultime annate di Rossese di Dolceacqua DOC.  Io ci sarò e siccome la tecnologia avanza, proverò a documentare alcuni momenti dell&#8217;evento attraverso un live streaming sul mio canale <a href="http://bambuser.com/channel/rizzus">http://bambuser.com/channel/rizzus</a> a partire dalle 10:30  e attraverso Twitter mediante l&#8217;hashtag #rossese 2011.</p>
<p>May come ora STAY TUNED!</p>
<p>Luk<br />
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		<title>Vallerana: un ciliegiolo non banale</title>
		<link>http://www.thewineblog.it/2011-03-vallerana-un-ciliegiolo-non-banale/</link>
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		<pubDate>Sat, 05 Mar 2011 13:24:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Risso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho una passione particolare per il Ciliegiolo. Si tratta di uno dei miei vitigni preferiti, non tanto per le qualità del vino che produce, quanto per il suo carattere spavaldo ed esuberante. Dalle mie parti dove prosperano felicemente, le piante di Ciliegiolo sono sempre le più sane e opulente, ricche di grappoli e generose. Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.thewineblog.net/wp-content/uploads/ciliegio1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1450" src="http://www.thewineblog.net/wp-content/uploads/ciliegio1-219x300.jpg" alt="" width="219" height="300" /></a></p>
<p>Ho una passione particolare per il Ciliegiolo. Si tratta di uno dei miei vitigni preferiti, non tanto per le qualità del vino che produce, quanto per il suo carattere spavaldo ed esuberante. Dalle mie parti dove prosperano felicemente, le piante di Ciliegiolo sono sempre le più sane e opulente, ricche di grappoli e generose. Non sembrano essere particolarmente suscettibili alle malattie, se non un po&#8217; all&#8217;oidio e in annate piovose alla botrite a causa della compattezza del grappolo mai spargolo. Amano posizioni ben soleggiate e ventilate. I grappoli sono bellissimi, scuri, non troppo grandi come invece sono gli acini. Le foglie sono ampie, di solito pentalobate e con una bella dentellatura, di colore verde chiaro. Come altri vitigni italiani il ciliegiolo è ricchissimo di antociani e tannini, questi ultimi non finissimi di solito, per cui il vino che se ne ricava tende ad avere carattere di rusticità. Per contro il contenuto zuccherino è sempre elevato, e l&#8217;acidità non alta, per cui è il vitigno ideale per impianti di resa elevata e per produrre grandi quantità di vino che comunque avrà abbastanza alcol, profumi ed estratto, e non sarà mai troppo acido.<span id="more-1448"></span></p>
<p>Il problema sorge quando l&#8217;obbiettivo è la produzione di un vino di qualità. Il rischio che si corre è che spingendo sulla maturazione e sulla macerazione, si ottenga un prodotto con un eccesso di polifenoli, ossidabile, astringente e piatto per la bassa acidità, e per questa ragione è sempre stato uno dei migliori compagni di viaggio del sangiovese, dove in uvaggio si sposa benissimo con le caratteristiche opposte del nobile vitigno toscano.</p>
<p>Per tutte queste ragioni mi ha subito interessato la possibilità di poter assaggiare il ciliegiolo “Vallerana Alta” di Antonio Camillo commercializzato da Poggio Argentiera nel millesimo 2008.</p>
<p><a href="http://www.thewineblog.net/wp-content/uploads/ciliegio2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1452" src="http://www.thewineblog.net/wp-content/uploads/ciliegio2-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>Il vino dichiara 13,5°, un valore adeguato a un rosso di buona stoffa. Nel bicchiere il colore rubino brillante non è denso, inchiostroso, ma vivido e ancora trasparente. Il profumo è invitante, prevalentemente fruttato, di marasca principalmente ma anche con qualcosa riconducibile a frutti di bosco, e a una lieve speziatura. La bocca è media nel corpo, fresca con tannini presenti ma non asciuganti, non di lunga persistenza ma di beva piacevole e invitante.</p>
<p>Si tratta in definitiva di un prodotto equilibrato, piacevole, facile da bere ma non banale, ottimo accompagnamento per tutto il pasto, che lascia intravedere anche a mio avviso ulteriori e interessanti potenzialità evolutive con un ulteriore moderato invecchiamento.</p>
<p>Dopo questo assaggio il ciliegiolo inteso come vitigno mi è ancora più simpatico!</p>
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		<title>Corsi e ricorsi del vino sfuso</title>
		<link>http://www.thewineblog.it/2011-01-corsi-e-ricorsi-del-vino-sfuso/</link>
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		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 16:34:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Risso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vino @it]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; da un po&#8217; di tempo che sto osservando un fenomeno in lenta ma costante crescita. Sembrava una cosa sepolta nel passato, relegata a qualche sottoscala semiclandestino, e invece piano piano la vendita del vino sfuso sta ritornando tra noi. Chi una volta praticava questo tipo di commercio si era piano piano evoluto a enoteca. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.thewineblog.net/wp-content/uploads/Foto0042.jpg"><img class="size-medium wp-image-1411 alignnone" src="http://www.thewineblog.net/wp-content/uploads/Foto0042-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<p>E&#8217; da un po&#8217; di tempo che sto osservando un fenomeno in lenta ma costante crescita. Sembrava una cosa sepolta nel passato, relegata a qualche sottoscala semiclandestino, e invece piano piano la vendita del vino sfuso sta ritornando tra noi.<span id="more-1409"></span></p>
<p>Chi una volta praticava questo tipo di commercio si era piano piano evoluto a enoteca. Non è facile mantenere in buona efficienza gli impianti per conservare adeguatamente il vino nei tini, ci vuole un minimo di controllo della temperatura dei locali, una buona igiene e fornitori affidabili. I fenomeni di segmentazione del mercato e della globalizzazione della produzione hanno fatto poi in modo che nella grande distribuzione fossero disponibili bottiglie a prezzi quasi irrisori, accontentandosi un po&#8217; in merito al contenuto.</p>
<p><a href="http://www.thewineblog.net/wp-content/uploads/Foto0043.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1412" src="http://www.thewineblog.net/wp-content/uploads/Foto0043-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<p>Invece piano piano alla chetichella si vedono sorgere qua e là nuove vinerie che oltre al vino imbottigliato di tipo economico propongono quello sfuso, da versare nelle classiche dame o altri contenitori portati dal cliente. Sono esercizi nuovi, forniti di bei tini in acciaio inossidabile, qualcuno afferente anche a catene di franchising per soddisfare una nuova categoria di clienti che fatico non poco a inquadrare. Chi potrebbe frequentare questi luoghi? Posto che la qualità del prodotto possa essere discreta ma ovviamente non eccelsa (i fornitori mi sembrano in genere grosse cantine di territori tradizionalmente vocati alla quantità, come l&#8217;Oltrepò o il Monferrato), posto che il risparmio effettivo sia di uno-due euro al litro, sobbarcandosi però il fastidio dell&#8217;imbottigliamento, mi chiedo cosa spinga il consumatore di vino a rifornirsi in questi locali. Proviamo a fare qualche ipotesi.</p>
<p><a href="http://www.thewineblog.net/wp-content/uploads/Foto0044.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1413" src="http://www.thewineblog.net/wp-content/uploads/Foto0044-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<p><strong>La crisi economica?</strong></p>
<p>E&#8217; oggettiva la minore capacità di spesa del consumatore, unita all&#8217;aumento dei prezzi delle buone etichette. Può darsi che in questi contesti si sia creato un gap tra prodotti buoni ma oramai finiti in una fascia di prezzo troppo alta, e le bottiglie più economiche piene però di liquidi imbevibili. La voglia di trovare un vino accettabile potrebbe convincere molti a ritornare allo sfuso. Non è detto che questa aspirazione sia ripagata, ma sicuramente c&#8217;è.</p>
<p><strong>Contatto con il fornitore?</strong></p>
<p>L&#8217;acquisto di vino sfuso, se non si arriva a quei mostri di self service automatici stile pompa di benzina, implica un certo contatto umano con il venditore che compie l&#8217;operazione in un lasso di tempo non minimo, e con cui si può instaurare un dialogo teso a conquistane la fiducia, a farsi “trattare bene”, cose tipo “mi raccomando mi dia quello della settimana scorsa che era così buono”, insomma crea un po&#8217; di confidenza che rafforza la scelta fatta.</p>
<p><strong>Ignoranza?</strong></p>
<p>C&#8217;è (bisogna dirlo) una effettiva larga ignoranza nel mondo del vino, neanche tanto giustificata in un paese come il nostro che è il maggiore produttore mondiale, ma che porta i bevitori meno esigenti a diffidare delle enoteche, delle loro file di etichette incomprensibili e dei loro conduttori altezzosi. Il caro vecchio “Oste della Malora” in questi casi va benissimo.</p>
<p><strong>Snobbismo?</strong></p>
<p>Diciamolo! C&#8217;è probabilmente anche un certo atteggiamento snob anche del bevitore con possibilità economiche, che ricorre allo sfuso un po&#8217; per moda, e un po&#8217; per atteggiamento, come andare in giro con la giacca lisa e la Citroen2 CV.</p>
<p>Sia come sia il fenomeno c&#8217;è e occorrerà in qualche modo tenerne conto!</p>
<p>Luk</p>
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		<title>Timorasso Testing/Tasting Panel</title>
		<link>http://www.thewineblog.it/2010-10-timorasso-testingtasting-panel/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 19:41:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Risso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vino @it]]></category>
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		<description><![CDATA[La possibilità di testare un nuovo vino, una anteprima enologica attraverso un panel di degustatori/appassionati è sempre una sfida per un produttore; Paolo Ghislandi di Cascina Carpini a queste sfide oramai è abituato, vincendole sempre. Il nuovo nato della Cascina è  un vino bianco spumante, ottenuto da uve Timorasso, vitigno a bacca bianca principe del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm">
<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1315" src="http://www.thewineblog.net/wp-content/uploads/timorasso-300x225.jpg" alt="timorasso" width="300" height="225" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">La possibilità di testare un nuovo vino, una anteprima enologica attraverso un panel di degustatori/appassionati è sempre una sfida per un produttore; Paolo Ghislandi di<a href="http://www.cascinacarpini.it/"> Cascina Carpini</a> a queste sfide oramai è abituato, vincendole sempre.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Il nuovo nato della Cascina è  un vino bianco spumante, ottenuto da uve Timorasso, vitigno a bacca bianca principe del territorio tortonese.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">A lanciare e organizzare il Testing/Tasting panel è stato questa volta Andrea Petrini autore del blog <a href="http://percorsidivino.blogspot.com/2010/09/tstp-ovvero-timorasso-spumante-tasting.html">Percorsi di Vino</a>.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><span id="more-1306"></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Chiaror sul Masso 2009 è uno spumante da uve timorasso in purezza, della vendemmia 2008 e sviluppa un tenore alcolico del 13% Vol.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">L’uva è stata vendemmiata in due tempi, la prima parte a fine Agosto, la seconda a fine Settembre 2008.  Entrambe le masse hanno subito estrazione a freddo (prefermentativa) per circa 48 ore in vasche di acciaio a temperatura controllata. La fermentazione è partita spontaneamente a bassa temperatura ed ha proseguito per circa 3 settimane lentamente. La permanenza sulle fecce fini è stata mantenuta fino Aprile 2009 quando poi il vino si è chiarificato per sedimentazione.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">La rifermentazione ha proceduto per circa un mese in autoclave secondo il metodo Martinotti lungo al termine del quale si è proceduto a microfiltrazione in acciaio alla fine di agosto 2010.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
<p style="margin-bottom: 0cm">Non esistendo un termine di paragone per un vino del genere, me ne sono inventato uno accostando alla degustazione la bottiglia di Paolo a una piccola leggenda fra gli spumanti italiani non da metodo classico, e cioè il Prosecco brut Frozza Rive di Colbertaldo 2009 (11,5°).</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
<p style="margin-bottom: 0cm">La mia impressione è stata quella di un vino dai  bei profumi fruttati e agrumati, con una leggera ma distinta vena minerale, con un naso insomma pulito e convincente. Più su toni floreali Frozza, con un leggero idrocarburo in sottofondo, meno piacevole tutto sommato rispetto al Timorasso.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">In bocca al contrario Frozza ha mostrato maggiore grinta e carattere, con una persistenza superiore e un maggiore equilibrio. Leggermente “sfuggente” invece Timorasso, a cui avrei chiesto una migliore spalla acida.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Luk</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il sangiovese è bianco</title>
		<link>http://www.thewineblog.it/2010-06-il-sangiovese-e-bianco/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 21:40:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Risso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vino @it]]></category>
		<category><![CDATA[maremma]]></category>
		<category><![CDATA[morellino]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando si partecipa a manifestazioni vinose capita sovente di essere sopraffatti dagli assaggi. Intendo dire che solitamente si incomincia pensando di seguire un programma, ad esempio prima i vini bianchi del nord Italia, poi quelli del meridione, poi i vini rosati e infine i rossi più impegnativi; capita invece dopo pochi assaggi di essere irresistibilmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1223" src="http://www.thewineblog.net/wp-content/uploads/etichetta-ex-rubro1-300x202.jpg" alt="etichetta-ex-rubro" width="300" height="202" /></p>
<p>Quando si partecipa a manifestazioni vinose capita sovente di essere sopraffatti dagli assaggi. Intendo dire che solitamente si incomincia pensando di seguire un programma, ad esempio prima i vini bianchi del nord Italia, poi quelli del meridione, poi i vini rosati e infine i rossi più impegnativi; capita invece dopo pochi assaggi di essere irresistibilmente attratti da un amarone famoso, proprio vicino al tavolo del produttore di un recioto irresistibile; poi incontri l’amico che deve assolutamente farti sentire quel fantastico spumante metodo classico, da confrontare ovviamente con qualche prosecco. Insomma dopo poco si corre il rischio di andare in saturazione, e di non riuscire più ad apprezzare bene i caratteri distintivi dei vari vini, i pregi o gli eventuali difetti.  Insomma ci vuole un buon allenamento, ma alla fine fra 100 assaggi sono sempre pochi quelli che ti colpiscono davvero e si imprimono distintamente nella memoria.<span id="more-1220"></span></p>
<p>A <a href="http://www.terroirvino.it/">Terroir Vino</a> (appena concluso) è stato facile assaggiare tanti vini davvero eccellenti, ma uno più degli altri mi è sembrato originale, sia per l’idea di base che per la sua realizzazione.</p>
<p>Si sa che è difficile produrre vini bianchi dotati di freschezza e profumi intriganti in terre calde come quella maremmana, dove invece come è noto si trova a suo agio il sangiovese. Vincenzo Piaceri di <a href="http://www.poggioaltorovini.com">Poggio al Toro</a> ha fatto allora una bella pensata e ha vinificato in bianco l’uva del morellino, vendemmiata leggermente in anticipo per esaltarne la freschezza. Il risultato è stato il vino bianco <a href="http://www.poggioaltorovini.com/ex-rubro.php">Ex Rubro</a>, che ti avvolge immediatamente con profumi di frutta bianca matura, pesca e susina, e sfumature speziate. Il corpo è consistente ma sostenuto da una acidità compatta che rende il vino complessivamente equilibrato. Insomma, un vino che  ti fa chiedere “come mai nessuno ci ha pensato prima”?</p>
<p>Luk</p>
]]></content:encoded>
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