No pasaran

Pubblicato da Luca Risso il 12/06/2007 in Tecniche del Vino

Non voglio qui addentrarmi nel ginepraio del dibattito “tappo-a-vite-sì-tappo-a-vite-no”. Noto solo con curiosità che in Italia di fatto tale dibattito è sterile in quanto fondato sul nulla. Ovvero in Italia il tappo a vite nel settore vinicolo non esiste, se non sul collo dei bottiglioni di lambrusco della GDO.


Io ho comprato il Sauvignon Blanc 2005 di Cloud Bay per la non indifferente cifra di 20 euro, era molto buono (nel suo genere), e aveva il tappo a vite. Parlando invece con produttori italiani di bianchi da pochi euro, è comune sentire dire che il tappo a vite squalificherebbe il loro prodotto.

Queso fatto si riflette anche nelle strategie commerciali della Alcan Packaging, leader nel settore con il suo Stelvin, che ha uffici e rappresentanze in tutto il mondo (ben 5 in Francia), ma zero assoluto in Italia, che enologicamente parlando non è certo l’ultima arrivata.

Penso che sia un fatto culturale irrecuperabile, a meno che non arrivino dai mercati internazionali in cui i nostri vini sono richiesti forti pressioni per l’adeguamento delle chiusure, anche se penso che la strada oramai tracciata sia quella dei tappi polimerici co-estrusi o stampati (i quali per inciso non sono affatto immuni dal problema degli ftalati!).
Conservatorismo ottuso o lungimiranza?

Luk

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