Esperienze

Pubblicato da Luca Risso il 14/03/2007 in Vino

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Alla fine mi sono immolato e l’ho fatto: ho assaggiato UN VINO TRUCIOLATO! L’ho fatto all’incontro dell’ONAV di Imperia di cui avevo parlato qui e intitolato:

“Il mondo del vino si trasforma” – Tecnologie innovative in vinificazione. Degustazione guidata di vini elaborati con macerazione prefermentativa a freddo e utilizzo dei “chips”. Enologo Mario Redoglia.

Il bravo Redoglia ha parlato in verità a lungo dell’Arneis e della Barbera millesimo 2006 della azienda agricola Pescaja prodotti con macerazione a freddo ed uso di CO2 gassosa per allontanare l’ossigeno e ridurre ai minimi termini l’impiego di SO2 (parliamo di 60 mg/l di SO2 totale per l’Arneis, con l’obbiettivo di ridurla a 50 mg/l il prossimo anno), e dai profumi molto piacevoli anche se forse da una parte atipici per la tipologia dei vitigni, e dall’altra un po’ omologati in quanto simili (soprattutto l’Arneis) a tanti vini prodotti con tecniche simili).


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Infine sono comparse le due bottiglie sataniche! Si trattava di due Syrah siciliani millesimo 2006. Anzi si trattava dello stesso Syrah, prima e dopo la “cura” a base di 2-3 grammi/litro (un cucchiaino) di trucioli di rovere! Le bottiglie sono state mantenute anonime. Si trattava in verità di due prodotti commissionati per la grande distribuzione a qualcuno dei millanta produttori di vino siciliani, probabilmente altrimenti destinato alla distillazione o alla migrazione verso nord dentro qualche autocisterna. Quindi parliamo di prodotti di fascia bassa.

Syrah NON truciolato
Veramente mediocre. Sentori martellatosi e pesantemente vegetali (verdure cotte?) al naso, soave come un mattone in bocca. Comunque si tratta di un vino di impatto, non robetta annacquata come si potrebbe erroneamente pensare, ma un vino che può senza dubbio colpire il palato meno attento.

Syrah truciolato
Chiarisco subito un concetto: il vino al naso odorava di legno, ma alla stessa stregua di tanti vini barricati (o forse erano truciolati ma non lo sapevo) che sanno di legno come e più di questo. I sentori cotti e vegetali si sono invece ingentiliti con qualche nuances di frutti di bosco tipo mora. Insomma, cattivo era e cattivo è rimasto.
Come preventivamente detto dall’enologo, la differenza più marcata è stata in bocca, dove alla pesantezza del vino si è aggiunta una astringenza fortemente amara, che a detta di Redoglia, non è destinata a smorzarsi con l’invecchiamento come invece accade con i vini passati in botte.

Se quello proposto è un prototipo significativo, penso che questo modello di vino non avrà vita facile in Italia, proprio a causa di una pesantezza di fondo che lo rende ben poco godibile. Si tratta comunque di una dimostrazione tangibile dell’opportunità di iniziative come Chipsfree, affinché chi con quella roba li non vuole averci niente a che fare, possa almeno comunicarlo chiaramente.

Luk

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