Non solo chips
Pubblicato da Luca Risso il 04/05/2006 in Vino
Ultimamente si è parlato molto della recente modifica alla normativa europea che consente ora l’utilizzo dei trucioli di legno nel trattamento dei mosti in qualità di aromatizzanti e stabilizzanti del colore.
Fiorenzo qui commenta la notizia della legalizzazione di una pratica comune nei paesi extraeuropei ma di fatto probabilmente ampiamente applicata anche in Italia e Francia.
C’è stata poi anche una vivace polemica su Aristide, Vino al vino e sul Poggioargentiera’s Blog sulla moralità della gomma arabica come stabilizzante della limpidezza e miglioratore della senzazione di morbidezza del vino, innestata peraltro sul dibattito sempre vivace in merito ai così detti vini veri, o naturali, o biologici, o biodinamici o ………..
Per dare il mio piccolo contributo alla già grande confusione, voglio sottolineare che il regolamento Ce 2165/2005 del 20 dicembre 2005 non solo autorizza l’uso dei pezzi di legno o “chips” nella lavorazione del vino, ma anche:
1) il trattamento del mosto in fermentazione con carbone per uso enologico, in qualità di abbattitore dell’ocratossina (ecco il primo dei perversi effetti che porterà la lotta al nuovo tabù. Tra l’altro il carbone decolora i mosti dei bianchi da uve rosse, e quindi la spremitura del pinot nero per spumanti potrà essere “meno soffice”),
2) l’uso di sostanze proteiche di origine vegetale nel trattamento di vini e mosti (alternativa alle gelatine animali nella chiarifica),
3) l’aggiunta di acido L-ascorbico e di dimetilcarbonato per la stabilizzazione microbiologica dei vini (in particolare contro il Brettanomyces responsabile di cattivi odori: SO2 e pulizia non sarebbero sufficienti?),
4) l’aggiunta di mannoproteine di lieviti per la stabilizzazione tartarica e proteica dei vini.
In confronto a tutto ciò, cosa volete che siano due pezzettini di legno?
Luk

